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Vivendi rinuncia al ricorso: Tim si adeguerà agli obblighi

Vivendi non commenta la risposta governativa alla notifica inoltrata a metà settembre ex articolo 1 della legge 56/2012 che disciplina i poteri speciali sulle attività strategiche per la difesa e la sicurezza nazionale, ma rimanda a quanto comunicato da Telecom lunedì, subito dopo aver ricevuto il decreto che impone prescrizioni e condizioni, la più incisiva delle quali riguarda la creazione di un’unità di sicurezza, dotata di autonomia, struttura dedicata, risorse finanziarie e strumentali e che dovrà essere diretta da un funzionario del Dis, il Dipartimento governativo per le informazioni di sicurezza. Una nuova organizzazione indipendente all’interno dell’azienda che avrà voce in capitolo in tutti i processi decisionali riguardanti le attività giudicate strategiche: Sparkle e Telsy, ma anche la rete di tlc nella sua interezza che, a differenza degli altri due asset, non è una società per azioni. In sostanza, per la prima volta dalla privatizzazione, lo Stato entrerà nel cuore del gruppo di tlc con presidi che comporteranno una rivoluzione organizzativa di non poco conto e le cui implicazioni saranno tutte da verificare.
Vivendi comunque non ricorrerà contro la decisione. Il comunicato Tim di lunedì si limita a riferire che ha novanta giorni di tempo per adeguarsi alle prescrizioni. Opporsi per la media company che fa capo a Vincent Bolloré significherebbe esporsi al rischio di perdere Telecom, sulla quale ha investito 4 miliardi. Infatti, senza una sospensiva d’urgenza (il contesto non sembra deporre a favore di una tale ipotesi), il decreto golden power sarebbe operativo e decorsi inutilmente i termini per adeguarsi – come dice il testo del provvedimento – scatterebbero le previsioni del comma 5 dell’articolo 1 della legge, con la sospensione dei diritti di voto sulle azioni possedute da Vivendi, la sanzione pecuniaria per un minimo dell’1% del fatturato delle società coinvolte e, all’estremo, il veto all’acquisizione della “partecipazione rilevante” in Telecom con il conseguente obbligo di cessione entro un anno. Meglio non infilarsi in un tal ginepraio. Da Parigi si ricorda solo la posizione del ceo, nonchè presidente Telecom, Arnaud de Puyfontaine, ribadita ancora a inizio mese, di disponibilità dialogare col Governo senza pregiudizi.
Domani, comunque -a quanto risulta – all’incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, si presenterà solo il neo amministratore delegato Amos Genish. Inevitabile – nel contesto attuale – che il colloquio sia destinato a rivestire un significato ben più ampio di quello di una pura visita di cortesia.
In discussione c’è l’assetto futuro della rete. Il Governo ha gettato le basi per esercitare il golden power anche ai sensi dell’articolo 2 della legge – quello che riguarda gli attivi strategici nel campo delle comunicazioni – spingendo nella direzione della societarizzazione che renderebbe più efficace il presidio sulla rete della nuova organizzazione di sicurezza. Calenda si è mosso anche verso l’Agcom (si veda «Il Sole-24Ore» di ieri) chiedendo informazioni sull’assetto di separazione attuale e prospettico e sulla situazione di mercato, con l’obiettivo dichiarato di concludere l’analisi entro fine novembre. Ieri il presidente dell’Authority, Angelo Marcello Cardani, si è limitato a confermare di avere ricevuto la lettera del Mise. Quel che è certo – come viene confermato da più parti – è la preoccupazione pubblica che possano venire distolte risorse dallo sviluppo della banda ultralarga per dirottarle sull’acquisizione di contenuti. Cosa che rende ancora più complicato ipotizzare che la pace tra Vivendi e Mediaset – in contenzioso da oltre un anno per il mancato rispetto del contratto su Premium – possa passare da un allargamento al Biscione della joint venture tra Canal Plus (la pay tv di Vivendi) e Tim che il consiglio di quest’ultima dovrebbe ufficializzare venerdì.

Antonella Olivieri

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