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Vivendi punta al Sole 24 Ore ma Confindustria dice di no

Salvare il giornale di Confindustria, la reputazione degli industriali e degli stakeholders. Compresi quei piccoli azionisti, che hanno visto crollare il titolo in Borsa. Per ripartire ci vogliono circa 75 milioni di denaro fresco, secondo Confindustria, il principale azionista con il 67,5%. E al letto del malato, Il Sole 24Ore, si è avvicinata, tramite un emissario italiano, la Vivendi di Vincent Bolloré. La proposta – subito rifiutata – del colosso francese, che nel nostro Paese ha già la maggioranza relativa di Telecom e una partecipazione vicina al 30% in Mediaset che è stata costruita in modo ostile, è arrivata al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Vivendi avrebbe offerto la sua disponibilità a partecipare alla necessaria ricapitalizzazione del Sole, che oggi si trova nelle condizioni dell’articolo 2447 del codice civile (riduzione del capitale legale sotto i limiti di legge). Ma la disponibilità offerta dai francesi è già stata rimandata al mittente, così come è stata respinta anche un’altra proposta di ingresso di capitali cinesi. «Non voglio fare la fine di Berlusconi con il Milan», avrebbe detto il leader degli industriali Boccia.
L’interesse dei francesi potrebbe essere legato sia a un’espansione nel settore dei media di casa nostra, sia – comprensibilmente – al desiderio di migliorare la loro immagine in terra italiana, dove le mire su Telecom e Mediaset hanno suscitato parecchi malumori politici e finanziari. Ma il problema dei soldi freschi per rilanciare il Sole, resta una priorità. È stato sciolto un primo nodo (che per giorni ha impedito l’uscita del quotidiano), con la messa da parte (in aspettativa) del direttore Roberto Napoletano, (indagato con una decina di esponenti del vecchio management per reati riguardanti false attestazioni sulle copie vendute). Al suo posto oggi c’è Guido Gentili, ma con incarico a tempo. Ma come reperire i 75 milioni? Confindustria è disposta a metterne 30-35, mentre per i restanti 40, l’associazione degli industriali, vorrebbe affidarsi per metà a uno o più nuovi soci e per l’altra metà alle banche.
Sull’identikit del nuovo o dei nuovi azionisti che potrebbero entrare nel capitale del quotidiano, in viale dell’Astronomia ci sono idee chiare. Nessun socio industriale che operi nel settore: una decisione che sbarra la strada a possibili interessi editoriali di Francesco Gaetano Caltagirone, così come a collaborazioni con l’editore bolognese Andrea Riffeser o a qualsiasi ipotesi di accordi con la Rcs, controllata da Urbano Cairo. E non sarebbe gradito a viale dell’Astronomia nemmeno l’ingresso a un gruppo industriale di gran peso che figuri tra gli associati di Confindustria. Se uno di questi dovesse salire nel capitale, si verrebbe a creare il paradosso di una o più imprese “doppiamente” socie del giornale, che potrebbero trovarsi ad avere più peso tramite la partecipazione diretta e quella attraverso l’associazione. Tanto più, che chi punta a entrare nel capitale vorrebbe dare anche indicazioni sulla nuova direzione del quotidiano. L’obiettivo è allora quello di coagulare un gruppo di piccoli- medi imprenditori, senza peso eccessivo nell’organizzazione, che possano mettere insieme i 20 milioni richiesti e permettano poi a Confindustria di chiedere un impegno equivalente alle banche. Sempre che queste ultime accettino.
Boccia ha in mente una tabella di marcia chiara: concludere il risanamento finanziario dell’editrice e solo dopo lasciare che del cambio di direttore si occupi chi è istituzionalmente delegato a quella scelta, ovvero il cda. Nei suoi programmi il patrimonio costituito dalla società editoriale non va depauperato: anche la radio, per la quale ci sono state diverse manifestazioni d’interesse, resterà in casa. «Aspettiamo il piano industriale. Dopodiché la partita è nel campo dell’azionista che è Confindustria. Il mio compito è difendere l’azionista», ha dichiarato ieri Boccia. Poi un’osservazione: «Abbiamo letto molte fake news in questi giorni ».

Barbara Ardù

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