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Vivendi plaude, ora discontinuità e piano tlc-media

Da quando era segnato il destino di Marco Patuano? Almeno dal 19 gennaio, quando Arnaud de Puyfontaine – amministratore delegato di Vivendi, consigliere di Telecom e uomo di fiducia di Vincent Bolloré – nel corso della sua audizione al Senato aveva detto che in Telecom Italia «c’è un business model da reinventare», che «oggi le risorse non sono utilizzate al meglio» e che «negli ultimi dieci anni l’azienda ha perso lo slancio». Dichiarazioni che fanno il paio con quelle, come al solito molto succinte, rilasciate dallo stesso de Puyfontaine ieri all’uscita dal cda che ha nominato Flavio Cattaneo: «Si tratta di un’ottima notizia per il futuro di un gruppo solido come Telecom e anche per l’Italia».
D’altronde lo scorso 21 marzo, un anonimo informatore «vicino al gruppo francese» aveva detto al «Financial Times»: «Il piano strategico presentato da Patuano era totalmente disconnesso rispetto alle ambizioni di Vivendi per la società. Quando vuoi scrivere un nuovo capitolo hai bisogno di un autore». Sottinteso «nuovo».
Ecco quindi la scelta di cambiare la guida operativa della compagnia. Rapidamente, perché Bolloré non è uno che ama aspettare troppo tempo. E non ama neppure discutere a lungo con qualcuno che evidentemente ha un’opinione diversa dalla sua. Nel caso specifico sull’obiettivo di migliorare in fretta le performance della società (Telecom Italia è il gruppo europeo del settore con il più basso livello di ricavi per addetto), passando attraverso una drastica riduzione dei costi e del debito, un riesame degli investimenti e probabilmente l’uscita dal mercato brasiliano.
Niente di nuovo, peraltro. È quello che Bolloré ha sempre fatto: discontinuità per creare valore. Com’è accaduto con Havas, con la stessa Vivendi, con Canal+, con Universal Music.
A maggior ragione se l’investimento da oltre tre miliardi «in Telecom Italia costituisce un’opportunità per il gruppo di essere presente e svilupparsi su un mercato le cui prospettive di crescita sono significative e dove la richiesta per i contenuti di qualità è molto forte». E se c’è l’urgenza di costituire un soggetto sano e dinamico che faccia da perno centrale di un ben più ampio progetto che riguarda l’integrazione tra tlc, media e contenuti nel Sud Europa, a partire dai tre grandi mercati francese, italiano e spagnolo (coinvolgendo evidentemente Telefonica, di cui Vivendi ha una quota di poco inferiore all’1%). I concorrenti sono molto attivi e non c’è un minuto da perdere. È questo il messaggio che viene lanciato con l’uscita di Patuano e l’arrivo di Cattaneo.
Ecco perché è alquanto probabile che si vada in fretta anche sul fronte dell’accordo con Mediaset, almeno su Premium (di cui Telefonica ha l’11%).
Bolloré ha detto chiaramente che la situazione di Canal+ in Francia (dove perde soldi e abbonati) è inaccettabile. La pay tv investe e cresce in Africa, certo. Ma è fondamentale che realizzi al più presto sinergie su mercati dalle maggiori potenzialità in termini di redditività, quello italiano in testa.
Dal quartier generale di Vivendi ieri è arrivato il consueto e rituale «no comment», ma sulle strategie e sulle nuove tappe dell’operazione «Italia ed Europa del Sud» sembra che si saprà qualcosa di più nei prossimi giorni. Comunque prima dell’assemblea di Vivendi fissata per il 21 aprile.
In attesa che si chiariscano definitivamente anche altre partite: quella dell’accordo con BeIn Sports, che sembra suscitare qualche perplessità all’Antitrust; quella dell’assalto ai produttori di videogiochi Gameloft (che sta cercando di resistere all’Opa) e Ubisoft; quella, infine, del riassetto delle tlc francesi, con lo spezzatino di Bouygues Telecom tra Orange, Numericable-Sfr e Iliad-Free.

Marco Moussanet

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