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Vivendi, piano Mediaset all’Agcom (ma con ricorso)

Vivendi presenterà una proposta di soluzione all’Agcom, entro il termine previsto dei 60 giorni, per risolvere la questione Mediaset. Ma non rinuncerà a fare ricorso – al Tar e, se necessario, alla Ue – perché non condivide le conclusioni dell’Authority che, per la prima volta, ha applicato la “legge Gasparri”, imponendo a Vivendi di scegliere tra Telecom e Mediaset. <Con Mediaset cerchiamo ancora di instaurare un rapporto costruttivo e stabile>, ha sottolineato in assemblea il ceo Arnaud de Puyfontaine, che poi si è soffermato a colloquio con la stampa italiana. <Ma bisogna essere in due per ballare il tango>, ha aggiunto, a conferma che quasi un anno di lite ha lasciato il segno. <Non abbiamo ancora trovato una soluzione: ci stiamo lavorando. Poi vedremo>, ha osservato De Puyfontaine ribadendo che l’indagine penale sulla scalata è <infondata e ingiustificata> e che le conclusioni dell’istruttoria non sono condivisibili perché tutto il mondo va verso <la convergenza tlc-media>: basti pensare – ha citato – a AT&T-Time Warner o a Telefonica in Spagna con Digital + (la pay tv che la compagnia oggi controlla dopo avere rilevato una quota proprio dal gruppo Mediaset).
Tornare indietro di un anno, al contratto firmato originariamente su Premium, come vorrebbe Pier Silvio Berlusconi, è ancora possibile? <Da allora molte cose sono cambiate, ma c’è un contenzioso in corso e non voglio commentare oltre. Posso solo dire che il tempo fortifica>, ha tagliato corto De Puyfontaine, respingendo le accuse di aver fallito la campagna d’Italia. <Non ho niente di cui pentirmi – ha però osservato – Non possiamo concludere un deal sulla base di informazioni sbagliate. Abbiamo cercato di trovare una soluzione e la risposta è stata solo sul piano legale. Ora Agcom ci ha fornito il quadro preciso per esprimere il nostro disaccordo. Faremo quello che abbiamo detto subito dopo la decisione, ricorreremo contro la delibera>.
De Puyfontaine ha osservato che gli investitori italiani in Francia sono i benvenuti, augurandosi che sia vero anche il contrario (soprattutto dopo aver messo sul piatto, tra Telecom e Mediaset, qualcosa come 5 miliardi). Senza ironia, il ceo di Vivendi ha ricordato i cantieri navali Stx di Saint Nazaire passati recentemente sotto le insegne di Fincantieri, Essilor a Luxottica e la stessa Emap, di cui era lui stesso tra i fondatori, che poi è stata ceduta a Mondadori. Il manager ha anche rivelato di avere incontrato alcuni esponenti governativi, evidentemente dopo le polemiche suscitate dal rastrellamento che ha portato il gruppo a un soffio dalla soglia dell’Opa nel Biscione. Senza entrare nel merito delle discussioni, De Puyfontaine ha confermato di aver incontrato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, ma non il premier Paolo Gentiloni. Calenda, del resto, era stato tra le voci più critiche che si erano sollevate dopo il blitz di dicembre. E «certi commenti che abbiamo letto – ha chiosato De Puyfontaine – ci sono spiaciuti>.
Quanto a Telecom – presente il presidente uscente Giuseppe Recchi, che come lo scorso anno ha assistito all’assemblea – De Puyfontaine ha ammesso che l’ordine con il quale è stata stesa la lista per il rinnovo del consiglio ha lasciato campo libero alle supposizioni e, senza scoprire le carte, ha solo precisato a proposito della presidenza (posizione alla quale lui stesso è candidato): <Prenderemo una decisione dopo l’assemblea (che si tiene il 4 maggio, ndr). L’importante è che la governance non cambia>. Il ceo di Vivendi ha ribadito che l’ottica dell’investimento è di lungo termine, che il gruppo è fiero dei risultati conseguiti, ma che Telecom deve andare ancora più veloce. Riecheggiando così le parole del presidente-azionista Vincent Bolloré che, prima dell’assemblea – esprimendosi in italiano – aveva detto <possiamo fare meglio>. Quanto a Orange, hanno tagliato corto entrambi, ci sono solo <rapporti commerciali>. Nessuna tentazione di cedere la quota in Telecom Italia, insomma: <Per la prima volta da molto tempo il gruppo ha un azionista di riferimento stabile>. Mentre lo smantellamento delle partecipazioni che Vivendi aveva nelle tlc viene ricondotto alla precedente gestione manageriale. Questa gestione, con Bolloré saldo al comando, crede nei tre pilastri: contenuti, distribuzione al passo con la tecnologia e pubblicità (Havas prossima tappa?).

Antonella Olivieri

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