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Vivendi: ottimisti su soluzione con Mediaset

Mediaset? «Continuiamo a pensare che si possa trovare una soluzione positiva e comunque la nostra visione e la nostra strategia non cambiano». L’Agcom? «Non controlliamo né Telecom Italia né Mediaset e forniremo tutti i chiarimenti richiesti a sostegno della nostra posizione». Sono queste, in estrema sintesi, le risposte del ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine alle domande sui dossier italiani del gruppo fatte dagli analisti durante la conference call di presentazione dei risultati 2016. Tutt’altro che entusiasmanti, anche se Vivendi (controllato al 29% da Vincent Bolloré) promette un netto miglioramento quest’anno. Alla domanda sulle conseguenze di un’eventuale cessione di Mediaset Premium, de Puyfontaine ha reagito così: «Rimaniamo aperti e fiduciosi in una soluzione positiva del contenzioso con Mediaset. Continuiamo a ritenere che il nostro progetto di costruzione di un leader europeo della produzione e distribuzione di contenuti sia valido e una cessione di Premium non farebbe cambiare la nostra visione e la nostra strategia».
In un’intervista al quotidiano “Les Echos”, il ceo di Vivendi ha poi precisato: «Il nostro obiettivo era e rimane quello di trovare un accordo con Mediaset. Le informazioni che ci sono state date su Premium erano però diverse dalla realtà. Oggi non abbiamo contatti, ma riflettiamo a diversi scenari. Abbiamo un po’ meno del 30% del capitale e dei diritti di voto.
Non abbiamo bisogno del 100 per cento. Possiamo tranquillamente rimanere azionisti di minoranza. L’importante è che questa situazione sfoci in una partnership costruttiva».
Quanto al tema Agcom – e alla possibile violazione delle regole sui tetti alle quote nei settori delle telecom e dei media – ecco la dichiarazione di de Puyfontaine: «C’è stato un primo contatto con i nostri consulenti. Non controlliamo né Telecom Italia né Mediaset. Speriamo di poter chiarire la nostra posizione e forniremo ovviamente alle autorità italiane tutta la documentazione che ci verrà richiesta. Nel quadro di un confronto più generale sul tema della convergenza tra operatori di telecomunicazioni e produttori di contenuti, perché viviamo in un mondo agile con regole del gioco che cambiano continuamente.
Lavoreremo quindi con Agcom nell’ambito di un confronto sulle evoluzioni del mercato».
Sul fronte dei conti, Vivendi ha chiuso il 2016 con ricavi sostanzialmente invariati (+0,5%) a 10,8 miliardi, un risultato operativo (Ebit) in calo del 2,9% a 1,2 miliardi, un risultato operativo adjusted (Ebita) in caduta del 23,2% (a 724 milioni, rispetto a un’attesa degli analisti intorno agli 820 milioni) e un utile netto crollato del 35% a 1,3 miliardi.
Per quanto riguarda il fatturato, il contributo dei due principali rami di attività è stato, come previsto, fortemente divergente. Universal Music ha registrato un aumento del 4,4% (a 5,3 miliardi), mentre Canal+ ha fatto segnare una flessione del 4,7% (a 5,2 miliardi), a causa dell’andamento fortemente negativo sul mercato francese (-6,1%), con la perdita di 492mila abbonati (il cui numero è sceso a quota 5,25 milioni). Male anche Studiocanal, i cui ricavi sono caduti del 26,1% a 416 milioni.
Un andamento divergente che ovviamente si ritrova sul terreno della redditività. Mentre l’Ebita di Universal Music sale del 9,1% (a 644 milioni), quello del gruppo Canal quasi si dimezza, passando da 454 a 240 milioni. Salvato dai buoni risultati sui mercati internazionali, perché l’Ebita di Canal+ in Francia è passato da una perdita di 264 milioni a un rosso di 399 milioni.
De Puyfontaine ha comunque cercato di rassicurare gli analisti spiegando che il 2016 è stato «un anno di transizione e di trasformazione» e che il piano di ristrutturazione di Canal+ «sta iniziando a dare i suoi frutti». Che, insomma, il peggio è passato. Tant’è che Vivendi prevede per il 2017 un aumento dei ricavi superiore al 5% e dell’Ebita «nell’ordine del 25%».

Marco Moussanet

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