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Vivendi-Mediaset, scontro totale su Premium

Tra Mediaset e Vivendi è ormai guerra aperta, come dimostra il botta e risposta di ieri. Se ancora c’era infatti qualche dubbio sullo stato reale delle relazioni tra i due gruppi – e quindi qualche residua possibilità di un nuovo accordo – a fugarli ci ha pensato il colosso francese controllato dall’industriale e finanziere bretone Vincent Bolloré. Che nel tardo pomeriggio ha diffuso un comunicato durissimo: «Fino a oggi Vivendi si è sempre dimostrata aperta alla discussione nell’ambito del contenzioso che l’oppone a Mediaset. E in questi mesi non ha mai smesso di cercare soluzioni alternative. Come unica risposta a questo atteggiamento costruttivo, si è visto opporre da parte di Mediaset e Fininvest delle comunicazioni aggressive e il varo di molteplici azioni giudiziarie, tra cui un nuovo tentativo di intimidazione, lo scorso 12 ottobre, finalizzato a ottenere il sequestro del 3,5% del proprio capitale». «Vivendi – prosegue la nota – ribadisce peraltro che il business plan di Mediaset Premium che è stato presentato, e che prevede il raggiungimento dell’equilibrio operativo nel 2018, si basa su ipotesi irrealistiche. Valutazione che è stata confermata dal rapporto di due diligence del consulente Deloitte. Il gruppo Vivendi non può quindi essere ritenuto responsabile dell’attuale situazione». «In presenza di questo scenario – conclude il comunicato – Vivendi si ritiene affrancata dalla volontà di privilegiare una soluzione amichevole e si riserva il diritto di varare ogni possibile iniziativa per difendere i propri interessi e quelli dei suoi azionisti». Fonti del gruppo francese confermano il cambio di rotta, pur rifiutandosi di entrare nel merito delle caratteristiche della controffensiva.
La parola passa dunque agli avvocati, i quali sono d’altronde già al lavoro da settimane, e l’appuntamento è in Tribunale, a Milano, per il prossimo 8 novembre. Per quella data è infatti fissata l’udienza (davanti al giudice Vincenzo Perozziello) sulla richiesta, da parte di Mediaset, del sequestro giudiziario del 3,5% del capitale di Vivendi. E cioè la quota che secondo l’intesa originaria di aprile avrebbe dovuto essere scambiata tra i due gruppi. L’accordo prevedeva la cessione del 100% di Mediaset Premium e del 3,5% del capitale di Mediaset in cambio appunto del pacchetto di azioni Vivendi, con relativo innesto nei board dei rappresentanti dei due gruppi. La media company transalpina aveva poi chiesto di rinegoziare le condizioni, con una proposta ritenuta irricevibile dalla controparte, perchè la due diligence successiva avrebbe appunto rilevato una rappresentazione non veritiera della situazione, in relazione al business plan, da parte del venditore. Nel merito, invece, l’udienza,sempre davanti al giudice Perozziello, si terrà il 21 marzo. Mediaset e Fininvest hanno chiamato in causa Vivendi, in sostanza, per inadempimento contrattuale con relativa richiesta danni.
Mediaset, da parte sua, ha subito replicato alla presa di posizione di Vivendi, che arriva a scoppio ritardato rispetto all’ultima iniziativa sul fronte del contenzioso da parte del gruppo del Biscione. «Dal 25 luglio, data della lettera ufficiale di Vivendi di dietroforont sul contratto definitivo e vincolante firmato – si legge nel comunicato – non ci sono stati più contatti tra le due società». Quindi, sostiene Mediaset, non ci sono stati «incessanti tentativi di cercare soluzioni alternative» e nessun «approccio costruttivo» da parte dei francesi. Quanto al business plan irrealistico, il gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi, denuncia che «nulla ha a che fare con l’analisi dei risultatidi Premium, avvenuta prima della firma» e che questo costituisce un’«ingerenza inappropriata sulle attività di un rilevante asset industriale di una società quotata». Ingerenze che «provocano ulteriori danni, non solo di reputazione, turbando il corso del relativo titolo». Mediaset quindi prende atto che «la vicenda sarà risolta in Tribunale, dove emergeranno chiaramente i ruoli che si vogliono confondere».

Marco Moussanet
Antonella Olivieri

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