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Vivendi-Mediaset, guerra in tribunale

À la guerre comme à la guerre. Vivendi getta la spugna della soluzione amicale e si prepara a un guerra di carte bollate contro Mediaset, per evitare di onorare il contratto firmato lo scorso aprile, secondo cui il gruppo francese avrebbe dovuto rilevare il 100% di Mediaset Premium e il 3,5% di Mediaset.
A una settimana di distanza dalla notifica di comparire in tribunale per un procedimento d’urgenza, in cui Mediaset chiedeva il sequestro preventivo di quel 3,5% di azioni Vivendi pattuito come prezzo per la pay tv tricolore, il colosso presieduto da Vincent Bollorè parla di “intimidazione” da parte anche di Fininvest e si dichiara pronto a passare alle maniere forti, dopo aver finora cercato di risolvere la questione in via amichevole. Immediata la replica di Mediaset, secondo cui in realtà Vivendi non avrebbe mai tentato dallo scorso luglio di ricucire lo strappo, causando con la sua inerzia ulteriori danni a Mediaset Premium. Il mercato aveva già intuito che lo strappo era di quelli impossibili da ricucire e ieri non ha reagito alla notizia che la trattativa è definitivamente naufragata, e così né sui titoli Mediaset a Milano (+0,07% a 2,7 euro) che da giorni trattano sui minimi, né su quelli di Vivendi a Parigi (+0,63% a 18,6 e euro) si sono registrati scossoni. Eppure nella causa del gruppo di Cologno contro il colosso francese ballano milioni. Se il prossimo 8 novembre il giudice desse ragione a Mediaset dando seguito alla richiesta cautelare, verrebbero sequestrate azioni Vivendi per un controvalore di 830 milioni. Senza contare che a marzo si terrà la prima udienza della causa civile, nella quale Mediaset chiede 50 milioni al mese per ogni mese di ritardo nell’esecuzione del contratto di luglio e un risarcimento di non meno di 1,5 miliardi, mentre la capogruppo Fininvest chiede un rimborso di non meno di 570 milioni – che guarda caso equivale alla cifra pattuita in azioni Vivendi per rilevare Mediaset Premium ai sensi del contratto vincolante firmato tra le parti lo scorso 8 aprile.
Malgrado sia Vivendi sia Mediaset abbiano dichiarato di essere pronte a utilizzare tutti i mezzi legali per farsi riconoscere i loro diritti in tribunale, ancora ieri qualcuno scommetteva che le due società potrebbero trovare un transazione stragiudiziale per evitare cause costose che esporrebbero entrambe le aziende a forti rischi, e che sono destinate a durare per anni. Vivendi dovrà accantonare già nel bilancio 2016 ingenti cifre legate alla causa, e magari potrebbe offrire a Mediaset una somma tombale per chiudere ogni pretesa. Tuttavia data l’acredine che in questi ultimi mesi si è creata tra la famiglia Berlusconi e i Bolloré, non è neppure escluso che a dispetto della convenienza razionale, entrambi convinti delle loro posizioni, vogliano andare fino in fondo.
Senza contare che già da ora si sono compromessi diversi rapporti non solo tra Mediaset e Vivendi, ma anche tra Mediaset e Telecom Italia (di cui i francesi hanno il 24,7%) e tra Mediaset Espana e Telefonica (di cui Vivendi ha l’1%) che peraltro è pure socia all 11% di Premium e che più volte è stata coinvolta suo malgrado – nella trattativa. Infine, resta da capire quale sarà il futuro di Premium senza un matrimonio. Mediaset si trova infatti in pancia un’attività che brucia cassa e che nel 2017 sarà chiamata a gareggiare sia per i diritti della Champions League sia per quelli del calcio della Serie A. Se Premium decidesse di andare avanti da sola c’è da aspettarsi un ripensamento di tutti gli investimenti nei contenuti, se invece decidesse di sondare altre possibili alleanze – si riparla di un avvicinamento con il gruppo di Rupert Murdoch – bisognerà fare in pochi mesi il lavoro che a Cologno non sono riusciti a fare in anni di trattative che, per un motivo o per un altro, non sono mai andate a buon fine.

Sara Bennewitz

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