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Vivendi: con Mediaset e Telecom un polo latino per sfidare gli Usa

PARIGI

Sul palco dell’Olympia (il teatro fa parte del gruppo Vivendi), durante l’assemblea degli azionisti Vincent Bolloré spiega perché ha venduto l’operatore brasiliano Gvt e invece ha comprato Telecom Italia.

«Sono stato in Brasile, e mi è venuta una gran paura. Era il periodo in cui tutti parlavano del Brasile come del posto in cui bisognava essere, e io invece non ero affatto convinto. Appena si è presentata l’occasione ho preferito vendere e venire via, e forse ho avuto ragione vista la situazione in cui si trova quel Paese adesso». L’azionista di riferimento di Vivendi si lancia invece in uno sperticato elogio dell’Italia: «Da venti anni ho interessi lì e vedo lo sviluppo notevole di questo Paese, uno sviluppo che sta accelerando e fa sì che il divario con la Francia stia scomparendo. In Italia le cose vanno bene, è un popolo che ha preso in mano il suo destino, che ha fatto le riforme, il risultato è che in Italia non ci sono più scioperi, ci sono persone che hanno voglia di creare e di avanzare. Allo stesso tempo il cinema italiano, quando ero giovane, era formidabile mentre adesso è sparito. E questa è una delle cose che possiamo aiutare a risolvere, in particolare con Canal Plus, perché i contenuti del cinema italiano sono estremamente interessanti».

Su Telecom Italia, «il fatto di vedere che Xavier Niel è interessato, che sui giornali si parla di Orange e Vodafone, prova che siamo nel posto giusto». Telecom Italia e Mediaset Premium sono i cardini dell’espansione di Vivendi verso il Sud dell’Europa per creare un «campione mondiale della cultura, che è una cosa buona da un punto di vista morale e anche finanziario».

Finita l’assemblea, il ceo Arnaud de Puyfontaine incontra i giornalisti italiani e conferma l’idea di un «polo latino» dei contenuti che possa fare concorrenza ai giganti americani e asiatici.

«L’Europa del Sud è il mercato prioritario nei nostri investimenti, dobbiamo raggiungere dimensioni sufficienti per competere e distribuire contenuti di alta qualità nella musica, tv, cinema, videogiochi e perché no, editoria se si presenta l’occasione». C’è quindi un interesse per Rcs, la casa editrice del Corriere della Sera? «No, abbiamo già tante cose da fare», risponde Puy-fontaine.

Vivendi ribadisce la scelta di investire a lungo termine in Telecom Italia — «accompagnando la società nei suoi progetti di sviluppo, uno dei quali è la banda ultra larga» — senza il coinvolgimento di Orange: «Facciamo molte cose con loro ma il nostro progetto è al di fuori di qualsiasi aspetto delle relazioni con Orange».

Quanto a Mediaset Premium, «non darei affatto per scontato che continui a perdere soldi, Vivendi non ha acquistato Mediaset Premium senza avere la prospettiva di renderla redditizia».

Stefano Montefiori

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