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Vivendi cerca l’intesa con Cdp sulla governance di Telecom

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un azionista di peso: Mediaset (di cui il gruppo francese ha il 29,9%) e Telecom Italia (23,9%). Le due partite viaggiano ovviamente in parallelo. In Telecom, in particolare, il gruppo controllato da Vincent Bolloré vorrebbe porre le basi con la Cdp (che ha il 9,9% della società) per fare fronte comune in vista del rinnovo del consiglio d’amministrazione. Sul fronte Mediaset, invece, i francesi muovono le loro diplomazie per evitare emendamenti che modifichino la legge Gasparri e che – come quello “salva Mediaset” presentato dalla maggioranza – penalizzino la loro posizione nella società.
L’emendamento attuale rende difficile una trattativa tra il colosso francese e il gruppo italiano. La questione è stata portata all’attenzione del Mise e del Mef, che pare abbiano ascoltato e compreso le ragioni di Vivendi, e sarebbero inclini a modificare l’emendamento secondo le richieste Ue, in modo da non limitare i diritti di un socio che è e resterà in minoranza rispetto ai Berlusconi (46% di Mediaset). Solo che, se il governo non interviene subito a modificare una legge che peraltro la Ue potrebbe bocciare di nuovo, sarà come non averlo fatto. Il 16 dicembre, infatti, il Tar deciderà che fare dopo la sentenza Ue del 4 settembre, che ha chiesto di riformare la Gasparri e quindi la decisione dell’AgCom che limitava al 10% i diritti di voto di Vivendi in Mediaset.
Detto questo, i contatti tra Vivendi e Mediaset, reiniziati tre mesi fa, non si sono mai interrotti con l’obbiettivo di trovare un accordo. Sia i francesi che gli italiani vorrebbero al più presto una soluzione, purché sia di reciproco interesse e che sarebbe agevolata dalla riforma del governo sull’emendamento. Altrimenti si aspetterà che a gennaio il giudice di primo grado decida sul mancato acquisto di Premium, e fissi l’entità del danno che Vivendi deve pagare a Mediaset, ma a quel punto invece che trovare una pace si riaprirà il fronte delle guerre legali e societarie.
Tornando a Telecom i francesi si sono convinti che è nell’interesse di tutti, a iniziare dall’azienda, avere un piano condiviso e di lungo termine, come la separazione della rete di accesso che è il preludio per la creazione della rete unica insieme a Open Fiber (controllata al 50% da Cdp e al 50% da Enel). Nella lista condivisa che Vivendi potrebbe presentare insieme alla Cdp se si trovasse un accorro, dovrebbe essere confermato l’ad Luigi Gubitosi, sebbene non siano esclusi innesti di figure di spicco per aumentare le competenze di un cda che nel prossimo triennio dovrà occuparsi principalmente di infrastrutture. Oltre che porre le basi per la rete unica, magari attraverso uno scorporo dei servizi telefonici dove il sì di Vivendi sarebbe decisivo perché con il 23,9% del capitale in teoria potrebbe porre il veto. Se invece i venti di pace spirearanno i francesi daranno soddisfazione a chi, come il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, aveva detto di auspicare che «Vivendi non sarebbe stata d’ostacolo» nello sviluppo di un’infrastruttura necessaria per il Paese.
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