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Vivendi-Cdp, incontro ai vertici per un fronte comune su Tim

Prove di dialogo tra Vivendi e Cdp, azionisti di Tim con il 23,75 e il 9,81%. Qualche anno fa, un’altra gestione della Cassa depositi e prestiti aveva incontrato i vertici del colosso francese a Parigi. Altri tempi, impazzava la battaglia del fondo Elliott su Tim e i francesi erano stati messi in un angolo, nonostante fossero il primo socio. Ieri, invece, i vertici di Vivendi e di Cdp si sono incontrati a Milano, per fare il punto sul futuro di un’azienda strategica per l’Italia e dei suoi 40 mila dipendenti. Ma si è discusso anche sull’Offerta non vincolante di Kkr da 11 miliardi di euro e del futuro del gruppo, dopo il passo indietro dell’ex ad Luigi Gubitosi.Diverse fonti finanziarie riferiscono che l’incontro è stato positivo, c’è un terreno in comune e spazio affinché Vivendi e Cdp lavorino insieme per risollevare le sorti di un gruppo che venerdì scorso ha cambiato il quarto amministratore delegato in sei anni. Dario Scannapieco, che da luglio guida l’istituto controllato dal Tesoro, ieri sera era a Milano perché oggi si celebrano i 10 anni del Fondo strategico italiano, un evento importante per Cdp Equity che ha sede in via San Marco.L’offerta di Kkr, arrivata sul tavolo del cda il 21 novembre, ha riallineato gli interessi di Vivendi e Cdp, proprio ora che il cda Tim dovrà dare una risposta al fondo Usa. Vivendi e Cdp hanno pagato le loro azioni più degli 0,505 euro dell’offerta indicativa di Kkr, ma a prescindere da questo sono anche entrambe convinte che l’azienda abbia un potenziale da esprimere. Su questa base, insieme, nel reciproco rispetto dei ruoli, i due azionisti potrebbero impostare un dialogo su come sviluppare le strategie future, per meglio preservare gli interessi di tutti gli stakeholder. L’offerta del fondo Usa, oltre a non essere vincolante, ha il difetto di esser condizionata a raccogliere il 51% di Tim, e con la quota di controllo Kkr potrebbe scegliere dove allocare debiti e dipendenti per massimizzare il ritorno. La logica del profitto non è però una scienza esatta, e la stessa Seat, ceduta nel 2003 da Tim ai fondi, è fallita nel 2013 per i troppi debiti.Intanto domani c’è attesa per le riunioni dei tre comitati strategici. Quello controllo e rischi dovrà capire su quali basi chiedere al neo direttore generale Pietro Labriola di rinegoziare il contratto con Dazn. Quello nomine e remunerazioni vaglierà il curriculum di Giovanna Bellezza che è ad interim responsabile del personale dopo l’uscita di Luciano Sale (tra gli indiziati c’è poi il braccio destro di Gubitosi Carlo Nardello e la responsabile del controllo Sabrina Di Bartolomeo). Tra le assunzioni si parla di Luca Luciani, manager molto stimato in azienda, che oltre ad aver collaborato da consulente con Amos Genish prima e con Gubitosi poi, in passato ha lavorato a lungo con Labriola. Infine c’è attesa per la riunione del comitato per le iniziative strategiche, presieduto da Salvatore Rossi e composto da quattro indipendenti tra cui il loro leader Paola Sapienza, creato per valutare l’offerta di Kkr ed eventuali nuove proposte. Il comitato dovrebbe nominare gli advisor che aiuteranno l’azienda a stabilire se andare avanti con la manifestazione d’interesse di Kkr (finanziata e supportata da Jp Morgan, Citigroup e Morgan Stanley), o esplorare altre soluzioni. In corsa per fare da advisor a Tim ci sono Banca Imi, Lazard e Rothschild.

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