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Vivendi batte Mediaset in tribunale “La sua scalata non era illegale”

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e Vivendi arriva la sentenza civile di primo grado e il tribunale di Milano rigetta due cause su tre, di quelle intentate dal Biscione contro i francesi, condannando Vivendi a risarcire Mediaset per solo 1,7 milioni di euro. Ben poco rispetto al complesso dei risarcimenti richiesti, che per le tre cause superava i sei miliardi.
I fatti oggetto di giudizio risalgono al luglio 2016, quando il gruppo francese che fa capo a Vincent Bolloré decide unilateralmente di non dare seguito al contratto firmato il 6 aprile, in cui s’impegnava a rilevare Mediaset Premium, la tv a pagamento del Biscione, in cambio di un 3,5% di azioni Vivendi. Il motivo del ripensamento su Premium, stando alle parole dell’ad di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, stava nel fatto che i francesi pensavano di aver comprato «una Ferrari, ma invece era una Punto», come era emerso dalla “due diligence” effettuata da Deloitte, Secondo Mediaset Vivendi non aveva onorato i patti, arrecando ingenti danni a Premium, che all’epoca aveva anche i diritti della Champions League, e che stava mettendo a punto un palinsesto speciale. Su questa causa il Biscione si è visto riconoscere dal tribunale le sue ragioni. Da parte di Vivendi, dice la sentenza, c’è stato un inadempimento contrattuale , ma il danno che Mediaset stimava in 730 milioni, viene quantificato in 1,7 milioni. Un’inezia per un gruppo che ieri capitalizzava 2,93 miliardi.
Proprio nell’estate 2016, di fronte alla richiesta di danni di Mediaset e Fininvest, Vivendi risponde rastrellando in Borsa il 28,8% del gruppo italiano e affidandosi agli avvocati Ferdinando Emanuele e Giuseppe Scassellati dello studio Clearly Gotlieb. Il gruppo Berlusconi reagisce con una causa civile contro i francesi, sostenendo che la scalata è ostile e che viola un patto parasociale tra Fininvest e la stessa Vivendi. Il giudice di primo grado ieri ha rigettato le richieste di Fininvest e sdoganato la scalata francese.
Gli analisti finanziari che valutano Mediaset come la somma delle partecipazioni in Mediaset Espana (53%), della tedesca Prosiebensat (14,9% diretto più derivati per un altro 10%), delle torri di Ei Towers (40%) e delle tv tricolori, finora hanno aggiunto alle loro stime tra 200 e 300 milioni di euro di risarcimento da parte di Vivendi, somme che a questo punto saranno cancellate. Non a caso ieri Mediaset ha annunciato un maxi riacquisto di azioni proprie sul 20% del capitale. Oggi Fininvest è il primo socio al 44,1% di Mediaset, Ennio Doris ha poco meno del 3%, Mediaset ha il 3,55% e Vivendi il 28,8%, per cui sul mercato in teoria c’è rimasto solo il 21% delle azioni. Il mega riacquisto di titoli – che dovrà essere approvato dall’assemblea di giugno con il voto favorevole delle minoranze- servirà a mitigare il crollo che ora gli analisti si attendono in Borsa, o potrebbe essere il modo con cui la Simon Fiduciaria di Vivendi (il veicolo dove i francesi sono stati costretti dall’Agcom a parcheggiare il 19,9% di Cologno) potrebbe cedere parte delle sue azioni a Mediaset, anche se le ha in carico a 3,7 euro contro i 2,46 di ieri in Borsa.
Mediaset ha già detto che ricorrerà in appello (Fininvest dovrebbe fare altrettanto), ma se prima poteva negoziare le condizioni di una pace con Vivendi da una posizione di forza, ora avrà molto meno margine di manovra. Vivendi resta in attesa di una vittoria più grande suggellata da un accordo su un investimento costato 1,25 miliardi, che si porta dietro una minusvalenza potenziale di 420 milioni.
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