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Vivendi avanza. Calenda: ostile Indagine per manipolazione

Gli eserciti a questo punto sono schierati. Ieri Vivendi ha raggiunto il 20% di Mediaset, obiettivo che aveva dichiarato lunedì, e Fininvest si è portata al 38,3%, soglia massima che può raggiungere al momento senza incorrere nell’obbligo di Opa. E adesso? La famiglia Berlusconi ha ancora margine per difendersi muovendo direttamente Mediaset, che ha già in pancia il 3% di azioni proprie e potrebbe arrivare fino alla soglia del 10% per ostacolare la manovra di Vincent Bolloré. La holding del Biscione ha arruolato Intesa Sanpaolo e UniCredit per studiare le contromosse, oltre ad aver presentato una denuncia in Procura contro Vivendi per manipolazione del mercato. E ieri il procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco e l’aggiunto facente funzione del pool reati finanziari Fabio De Pasquale hanno aperto un fascicolo, per ora contro ignoti. La corsa alla speculazione sul titolo di Cologno intanto è rallentata: dopo essere arrivata a guadagnare nel corso della seduta il 7%, in chiusura Mediaset ha ridotto il rialzo al +1% con volumi però pari al 7% del capitale. Che sia guerra non c’è dubbio. La mossa di Bolloré «non concordata preventivamente con Fininvest, non può essere considerata altro che un’operazione ostile» ha fatto sapere Silvio Berlusconi attraverso una nota diffusa ieri. Il «patriarca» ha disdetto tutti gli impegni per restare a Milano a gestire la delicata partita con Vivendi: «Non abbiamo alcuna intenzione di lasciare che qualcuno provi a ridimensionare il nostro ruolo di imprenditori» ha affermato. «Sarà dura — ha detto ieri il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, ai dirigenti durante il brindisi aziendale a Roma — ma ci difenderemo». Nel frattempo, oltre a Fininvest e Mediaset, anche il governo ha alzato le barricate. «Quando si tratta di un’azienda che opera in un campo strategico come quello dei media, il modo in cui si procede non è irrilevante. Mi pare che questo principio sia in Francia ampiamente riconosciuto e assertivamente difeso» ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, secondo il quale quello di Vivendi non è «il modo più appropriato di procedere per rafforzare la propria presenza in Italia. Il governo monitorerà con attenzione l’evolversi della situazione ».

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