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Vivendi alla conta dei voti per l’assemblea Telecom

La settimana calda di Telecom Italia comincia oggi con il consiglio per la trimestrale, prosegue domani con l’assemblea che dovrà anche rinnovare il board e si conclude venerdì mattina quando dovranno essere attribuite le deleghe all’interno del nuovo consiglio. A dare le carte sarà Vivendi, primo socio con una quota del 23,94% che non ha antagonisti, in attesa che si pronunci Bruxelles (entro il 12 maggio) sulla notifica inoltrata dai francesi a riguardo del “controllo di fatto” che la media company transalpina potrebbe assumere in Telecom dopo che esprimerà la maggioranza del cda. Ma sul vertice da Parigi il messaggio è sempre lo stesso: si deciderà dopo l’assemblea. Per ora di certo c’è che la prima riunione sarà presieduta dal consigliere più anziano e quindi da Franco Bernabè, nella lista di Vivendi tra gli indipendenti. L’ex presidente ha però messo le mani avanti: «Sarò consigliere indipendente e basta». Spiegando di avere accettato la candidatura offerta da Vivendi «perchè ci tengo, prima di tutto, e credo che una soluzione ai problemi di Telecom Italia vada data nell’interesse del Paese». «Telecom – ha aggiunto – è un grande patrimonio italiano e il fatto che mi sia stato richiesto da Vivendi di entrare nella loro lista come indipendente è un segno di attenzione nei confronti dell’Italia». Ma «ci saranno un ad e un presidente e le scelte strategiche spettano a loro e al cda».
In teoria l’unica incognita dell’assemblea è se Vivendi si affermerà come maggioranza: che la volontà sia quella è evidente, visto che per sollecitare il sostegno alla lista è stato ingaggiato lo specialista Sodali e che la caccia alle deleghe è capillare, rivolta con inserzioni anche ai piccoli azionisti. In pratica però non ci sono dubbi che saranno eletti tutti i 15 candidati proposti, dieci da Vivendi e cinque dai fondi. Le nuove regole statutarie assegnano i due terzi del board alla lista più votata. Difficile che si batta il record di partecipazione degli investitori istituzionali (34% del capitale) e dunque il capitale presente dovrebbe arrivare al massimo al 57%-58%. Se, come sembra probabile, Vivendi otterrà la maggioranza dei voti, saranno nominati i suoi dieci candidati che, nell’ordine, sono: Arnaud de Puyfontaine (ceo di Vivendi, già vice-presidente Telecom, di fatto candidato alla presidenza), Hervé Philippe (il direttore finanziario del gruppo francese, confermato nel board), Frédéric Crepin (il capo del legale, al posto del coo Stéphane Roussel), il presidente uscente Giuseppe Recchi (probabile nuovo vice-presidente, se non sarà confermato nell’attuale carica), e l’ad Flavio Cattaneo; a seguire gli indipendenti Felicité Herzog (già nel consiglio uscente), l’ex presidente Telecom Franco Bernabè, Marella Moretti (Fca Francia), Camilla Antonini (scrittrice e giornalista) e Anna Jones (ceo di Hearst dove ha lavorato in passato De Puyfontaine).
Assogestioni, di suo, ha proposto cinque nomi che, comunque vada, saranno tutti eletti col voto di lista: Lucia Calvosa (che nel board della compagnia ha già fatto due mandati) e Francesca Cornelli (confermata), Dario Frigerio (ex ad di Pioneer), Danilo Vivarelli (ex Fastweb e attuale direttore generale di Call&call) e Ferruccio Borsani (presidente di Solutions 30 e ceo di Domus Aurea, con una precedente esperienza in Vodafone).
Se Vivendi finisse in minoranza, piazzerebbe col voto di lista solo cinque candidati (De Puyfontaine, Philippe, Herzog, Bernabè e Moretti), mentre gli altri dovrebbero essere nominati dall’assemblea, ma senza sorprese visto che i fondi, come hanno fatto in passato, uscirebbero dall’adunanza e non parteciperebbero al voto. Secondo gli ultimi riscontri, però, questo scenario – che si tradurrebbe in un vero smacco per i francesi – parrebbe scongiurato.
Quanto ai conti del trimestre, il consensus degli analisti vede per il gruppo Telecom ricavi in crescita del 6,6% a 4,5 miliardi, Ebitda in aumento del 14% a 1,9 miliardi, indebitamento netto attestato a 25,3 miliardi.

Antonella Olivieri

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