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Vivendi alla Consob: in Telecom soci stabili

«La nostra linea è sempre la stessa, non ho niente da aggiungere». Così il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, al termine degli incontri romani di ieri, prima in Consob, poi allo studio Chiomenti, il legale cui si appoggia il gruppo in Italia. In realtà qualcosa al mercato Vivendi dovrebbe comunicare – questa mattina, prima della riapertura dei mercati – su richiesta degli uffici Consob che hanno convocato il più alto rappresentante operativo della società che, a tutt’oggi, è l’azionista di riferimento di Telecom col 20,03%. In effetti non dovrebbero esserci novità, bensì la conferma delle informazioni già rese spontaneamente al mercato, ma questa volta su richiesta appunto dell’Autority di Borsa. Così, ci si aspetta che il comunicato ribadisca la volontà di Vivendi di essere un azionista di lungo periodo, che la media company transalpina non detiene azioni di risparmio, nè ha collegamenti con l’iniziativa dell’altro francese, Xavier Niel, che su Telecom ha preso recentemente una posizione tutta in derivati. L’unica variante rispetto alla linea finora dichiarata da Vivendi è il prospettico ingresso in forze nel board di Telecom Italia, con l’assemblea del 15 dicembre, chiamata per approvare la conversione delle azioni di risparmio.
Continua pagina 39 Antonella OlivieriContinua da pagina 37 L’unica variante rispetto alla linea finora dichiarata da Vivendi è appunto il prospettico ingresso in forze nel board di Telecom Italia, ma Niel e la convocazione dell’assemblea Telecom il 15 dicembre hanno fornito una motivazione più che plausibile. Domenica sera infatti Vivendi ha depositato in Telecom la richiesta di nominare quattro amministratori, «previa rideterminazione da 13 a 17 del numero dei componenti del consiglio di amministrazione», utilizzando il termine ultimo per l’integrazione dell’ordine del giorno, che a questo punto non si può più cambiare. Potrebbero cambiare però i nomi, nel senso che ai quattro nomi di peso spesi da Vivendi se ne potrebbero aggiungere altri quattro proposti da qualche altro socio che abbia almeno il 2,5% del capitale. Allo stato, dalle rilevazioni Consob solo Norges Bank risulta avere una quota superiore, e precisamente il 2,775%. Con l’eccezione di JP Morgan, che ha denunciato il possesso di una quota pari al 5,133% (di cui l’1,426% senza diritti di voto), legata però – a quanto pare – al convertendo emesso da Telefonica che dunque, per prassi, non dovrebbe votare. Quindi, a maggior ragione, difficilmente JP Morgan potrebbe farsi avanti a presentare nomi alternativi per il board.
Xavier Niel, il patron di Iliad che ha denunciato una posizione lunga del 15,1%, al momento non ha in mano neppure un’azione. In teoria anche la partecipazione sottostante dovrebbe essere “sterilizzata” nei diritti di voto, però può esserci un dubbio, dal momento che l’effettivo esercizio delle opzioni partirà solo dalla metà dell’anno prossimo.
Lo scenario di una contesa sui nomi pare comunque poco probabile. Per l’integrazione del consiglio si procederà infatti in sede ordinaria e basterà quindi la maggioranza semplice del 51% dei presenti. Col 20% Vivendi non dovrebbe avere problemi a raggiungerla. Ad ogni modo, dopo aver votato per l’ampliamento del consiglio, si voterà in blocco per i quattro nomi proposti dal socio di maggioranza: il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, il chief operating officer nonchè ex ad di Sfr Stéphane Roussel, il direttore finanziario Hervè Philippe, e la “quota rosa” Félicité Herzog (ex Lazard e JP Morgan, ex Publicis e Areva e oggi consulente). Trattandosi di integrazione del consiglio e non di rinnovo, non è obbligatorio utilizzare il meccanismo del voto di lista. Solo se i quattro nomi proposti da Vivendi dovessero essere bocciati, allora si passerebbe a votare altri candidati. Ammesso che gli investitori istituzionali si presentino in massa, difficilmente voterebbero, a prescindere, contro il socio di maggioranza che già si è detto favorevole a sostenere la conversione delle risparmio, operazione che il mercato attende da anni e che col veto di Vivendi non passerebbe (in sede straordinaria occorre la maggioranza dei due terzi).
Da segnalare infine che Asati, l’associazione dei piccoli azionisti/dipendenti Telecom, ha sollevato dubbi sull’iniziativa Enel di costituire una newco per la posa della fibra (infrastruttura passiva di tlc) nell’ambito del piano aziendale di sostituzione dei contatori elettrici. «Non vorremmo – osserva il presidente di Asati, Franco Lombardi – che puntando a soluzioni che non hanno trovato spazio in altri Paesi si finisca per creare disorientamento e un rallentamento nello sviluppo della rete».

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