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Vittime di usura, fisco sospeso per tre anni

In base all’articolo 20, comma 2, della legge n. 44/1999, ai contribuenti che siano stati vittime di usura, è concessa una sospensione di tre anni per il compimento degli adempimenti fiscali, tra cui rientra la presentazione della dichiarazione dei redditi. La data da cui decorre il periodo di sospensione deve individuarsi nel momento in cui il prefetto accoglie l’istanza del contribuente per l’accesso al fondo di solidarietà per le vittime di usura. Per cui, se all’interno di tale periodo di sospensione, l’Agenzia delle entrate emette un avviso di accertamento, riguardante un’annualità ricadente nel detto periodo di sospensione, lo stesso deve essere annullato.

È quanto si è verificato nella vertenza condotta a decisione dalla Ctr della Lombardia nella sentenza n. 2202/36/15, che conferma il verdetto raggiunto dai colleghi della Provinciale di Pavia.

L’accertamento originariamente impugnato, emesso nei confronti di un soggetto riconosciuto come persona offesa dal reato di usura, riguardava l’annualità 2006, il cui termine per presentare la dichiarazione dei redditi cadeva nell’anno 2007. L’atto impositivo veniva notificato nel 2012, poiché l’Agenzia delle entrate riteneva che il periodo di sospensione di tre anni, per le vittime di usura, fosse scaduto nell’anno 2010. Il contribuente replicava che il termine di sospensione triennale cominciasse a decorrere soltanto a partire dal 14 dicembre 2009, data in cui il prefetto aveva accolto l’istanza presentata dallo stesso per l’accesso al fondo di solidarietà per le vittime di reati d’usura. La Ctp di Pavia prima, e la Ctr Lombardia poi, hanno dato respiro alla tesi del ricorrente, annullando l’avviso di accertamento. L’avviso di accertamento, infatti, secondo entrambi i collegi tributari, non poteva essere formato poiché alla data della sua emissione (anno 2012) il contribuente godeva ancora della sospensione per il compimento degli adempimenti fiscali statuita dalla legge n. 44/1999. Sospensione che, come sostenuto dal ricorrente, decorreva dalla data di accoglimento dell’istanza da parte del prefetto, datata 2009. L’appello proposto dall’Agenzia delle entrate è stato, dunque, rigettato dalla Ctr.

In definitiva, l’accertamento emesso durante la vigenza del periodo di sospensione e proroga degli adempimenti fiscali da riconoscersi alle vittime di usura è illegittimo.

Stante l’indubbia peculiarità della questione trattata, le spese di giudizio sono state compensate tra le parti

Benito Fuoco

«[omissis]

Con la sentenza de qua, il collegio adito accoglieva integralmente il ricorso compensando le spese di giudizio.

Preso atto dell’omessa dichiarazione da parte della ricorrente, i primi giudici rilevavano che le istanze presentate dalla stessa per l’accesso al fondo di solidarietà per le vittima di usura e per la sospensione dei termini prevista dall’art. 20 della legge n. 44/199, erano state accolte dal Prefetto di Savona solo in data 14 dicembre 2009.

Rilevavano poi che con successivo provvedimento del 12 ottobre 2012, il pubblico ministero presso la procura della Repubblica di Savona, tenuto conto che la sospensione dei termini e la sua proroga avevano effetto a seguito del parere favorevole del procuratore della Repubblica competente per le indagini in ordine ai delitti che aveva causato l’evento lesivo, aveva espresso parere favorevole alla sospensione dei termini di cui all’art. 20 della citata legge (proroga di tre anni per gli adempimenti fiscali).

Tenuto conto di ciò, la Ctp adita statuiva che, contrariamente a quanto sostenuto dall’ufficio, anche per l’anno 2010 la contribuente beneficiava della sospensione dei termini dal momento che la tutela si estendeva a partire dal 1999, « coprendo senza soluzione i continuità l’anno 2006».

[omissis]

La sezione giudicante così decide. La sentenza di primo grado deve essere confermata tout court in quanto appare prima facie completa ed esaustiva ( ) Rileva questo giudice d’appello che l’odierna contribuente ha goduto delle tutele concesse alle vittime dei reati di usura e che fra gli obblighi fiscali prorogati dalla legge 44/99 rientrano sia la presentazione della dichiarazione dei redditi sia il versamento delle imposte a essa conseguenti. Infine, l’odierna appellata non ha mai presentato denuncia querela nei confronti dei propri usurai, ma veniva individuata come persona offesa del reato di usura nel corso delle indagini disposte dalla procura della Repubblica di Savona in relazione al procedimento penale n. 4358/2004 Gip. La contribuente otteneva, senza soluzione di continuità, prima dal Prefetto della Provincia di Savona (14/12/2009) e, poi, dal procuratore della repubblica di Savona (12.10.2012) il beneficio della sospensione dei termini, ex art. 20, legge 544/1999.

Risulta chiaro pertanto, che alla data dell’avviso di accertamento la contribuente versava ancora in regime di sospensione e, correttamente l’avviso è stato annullato dal primo giudice. Tenuto conto di quanto sopra, l’appello dell’ufficio non può essere accolto.

Preso atto della peculiarità del caso, le spese di lite trovano pena compensazione fra le parti stesse».

 

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