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Vita facile al fisco

di Debora Alberici 

Giro di vite sulle fatture false. Infatti, il fisco può procedere ad accertamento limitandosi a disconoscere costi senza avere l'obbligo di verificare e fare indagini sull'entità dei ricavi. Ciò in barba a una circolare ministeriale del 1997 che, ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n. 3267 del 2 marzo 2012, non vincola né amministrazione né contribuenti.

È quanto affermato con una lunga e interessante motivazione (sentenza n. 3267) depositata dalla Cassazione venerdì scorso.

Di più.

Ad avviso della sezione tributaria neppure il pagamento del servizio con assegni non trasferibili esclude che i costi siano fittizi se il fornitore, per una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, è risultato una cartiera.

Insomma, in poche parole l'amministrazione può limitarsi a fare indagini sulle spese e non sui ricavi.

Ciò perché, hanno motivato gli Ermellini, «l'amministrazione finanziaria non ha poteri discrezionali nella determinazione delle imposte dovute e, di fronte alle norme tributarie, il fisco e il contribuente si trovano su di un piano di parità, per cui la cosiddetta. interpretazione ministeriale contenuta in circolari o in risoluzioni non vincola né i contribuenti né i giudici e non costituisce fonte di diritto, con la conseguenza che la violazione e falsa applicazione di una circolare ministeriale non può essere addotta per censurare una sentenza ai sensi dei numero 3 dell'art. 360 cpc».

Ciò premesso, va detto inoltre che quando l'Ufficio ritiene la fittizietà di tutti o alcuni dei costi dichiarati dal contribuente «non ha l'obbligo di escludere in proporzione i ricavi dichiarati dal medesimo, né in ogni caso ha l'obbligo, quando procede a un accertamento di ricostruire la dichiarazione del contribuente nella sua interezza ma può ben limitarsi a verificare l'esistenza o meno dei costi dichiarati in ordine ai quali siano emersi dei dubbi, peraltro dovendo ritenersi l'effettività dei ricavi dichiarati dal medesimo contribuente, e da questo non disconosciuti, siccome comportanti una maggiore esposizione fiscale del medesimo». Ciò in quanto non esiste una relazione necessaria ed esclusiva tra costi e ricavi risultanti dalla medesima dichiarazione: l'esclusione di alcuni costi dichiarati non significa necessariamente che il contribuente non abbia potuto in ogni caso realizzare i ricavi dichiarati (per esempio vendendo il prodotto a un prezzo maggiore).

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