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Vita: «Bene i fondi nelle banche»

UniCredit «è e rimarrà una banca europea con sede a Milano», come ha detto ieri il presidente, Giuseppe Vita, durante l’assemblea che si è svolta a Roma e che ha approvato i conti 2013, in rosso per 14 miliardi. Tuttavia, dentro qualcosa sta cambiando: il nuovo piano industriale, gli obiettivi ambiziosi quanto a redditività ma anche il rimescolamento dell’azionariato, che ha visto ad esempio salire gli americani di BlackRock al primo posto tra i soci (ieri si sono presentati con una quota del 5,23%), scalzando così gli arabi di Aabar (5,08). Qualche movimento, però, sembra registrarsi anche nell’area non visualizzata da Consob, sotto il 2%, in linea con quanto accaduto negli ultimi mesi a tutte le banche italiane, sottovalutate rispetto ai competitor. «Più capitali esteri arrivano in Italia e meglio è», ha detto ieri Vita, ribadendo un messaggio più volte ripetuto anche dal ceo Federico Ghizzoni. Parole, per ora, che però potrebbero essere messe nero su bianco anche nello statuto della banca. Sfruttando l’ultimo anno di mandato del consiglio, proprio per adeguare la governance a quella che è diventata ormai stabilmente la fisionomia della banca.
Al 31 dicembre tra i 465mila soci che si ripartiscono il capitale la presenza degli istituzionali era al 38%, quasi tutti stranieri, di fatto rappresentati in Cda da un solo consigliere, Lucrezia Reichlin, eletta dalla lista presentata da Assogestioni. Inoltre, la settimana scorsa sono uscite le nuove disposizioni della Vigilanza sulla governance bancaria, un documento che vede UniCredit già in linea con buona parte delle prescrizioni ma comunque chiamata a intervenire sul Cda. Sotto il profilo qualitativo c’è da agire sugli indipendenti, mentre sotto quello quantitativo occorre una riduzione: attualmente il board conta 19 consiglieri ma lo statuto ne prevede fino a 24, mentre le nuove norme di Banca d’Italia fissano il limite a 15 che può essere elevato fino a 19.
Di qui, si apprende, sarebbero iniziate le valutazioni all’interno della banca su un’eventuali riforma, da sottoporre ai soci l’anno prossimo o già entro l’autunno in un’assemblea straordinaria, in modo da poter rinnovare board secondo i nuovi canoni. In teoria non c’è urgenza, i tempi dettati dalla Vigilanza sono più ampi; ma il tema è stato affrontato nei giorni scorsi all’interno del comitato governance, mentre il confronto prosegue per vie informali tra gli azionisti e soprattutto tra le Fondazioni, i soggetti cui spetterebbe inevitabilmente la rinuncia ad almeno una parte della propria folta rappresentanza, che oggi conta 7 consiglieri a fronte di una quota del capitale intorno al 10%.
In una giornata che ha visto UniCredit perdere in Borsa l’1,11% e la conferma del rating da parte di Fitch, i soci in assemblea hanno chiesto conto dei dossier più caldi, da Sorgenia («Siamo vicini a un accordo», ha detto Ghizzoni) ad Alitalia («Difficile dire come finirà»), dalla Russia («la posizione finanziaria è estremamente solida») fino alla riorganizzazione del gruppo: «Non scenderemo sotto le 3.100 filiali nel mondo», ha assicurato il ceo. Ieri i soci hanno approvato anche lo scrip dividend da 10 centesimi: lo stacco della cedola in azioni è fissato al 19 maggio, chi vorrà l’erogazione cash potrà farne richiesta dal 21 al 30 maggio.

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