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Visto sul 730, ecco quando l’intermediario non paga

Anche in occasione del 730/2015, la presentazione del modello tramite un professionista o un Caf, con conseguente (obbligatoria) apposizione del visto di conformità, non libera il contribuente da tutte le responsabilità di natura tributaria. La diffusa opinione contraria, come tutti i luoghi comuni, è una semplificazione eccessiva. Vediamo perché.
Il decreto semplificazioni (Dlgs 175/2014), ora sotto i riflettori per la dichiarazione precompilata, contiene all’articolo 6 una novità altrettanto dirompente. Infatti, nel caso dei modelli 730 che non sono trasmessi direttamente dal contribuente o dal sostituto d’imposta, ma tramite l’intervento di Caf o professionisti – anche sfruttando la “base” precompilata – la responsabilità di chi rilascia il visto di conformità viene estesa fino a ricomprendere un importo pari alle imposte, agli interessi ed alle pene pecuniarie conseguenti alle irregolarità che dovessero emergere in sede di controllo formale.
Da qui l’opinione che, consegnato il modello a un Caf o a un professionista abilitato, ogni negativa conseguenza derivante dai controlli sia trasferita in capo al soggetto che appone il visto di conformità. In realtà, non è sempre così, come si vede dagli esempi in questa pagina.
Il confine tra “chi risponde di cosa” si è certo spostato a danno degli intermediari, ma esiste ancora, anche se non sempre risulta perfettamente delineato.
Bisogna partire dall’articolo 39 del Dlgs 241/97 nel testo modificato dal decreto semplificazioni. Nei casi di presentazione di una dichiarazione rettificativa, o di una comunicazione di rettifica ad opera del medesimo intermediario, continuano ad applicarsi le regole “tradizionali”. Mentre la punibilità di chi ha apposto il visto di conformità scatta esclusivamente, per le imposte sui redditi, in caso di esito negativo della liquidazione o del controllo formale della dichiarazione, in base agli articoli 36-bis e 36-ter del Dpr 600/73. Si può trarre allora una prima conclusione: ogni irregolarità che necessita di una attività di accertamento (come la mancata o infedele dichiarazione di un reddito) riguarderà esclusivamente il contribuente, e nessuna somma può essere validamente richiesta all’intermediario. Il cui rischio, pertanto, risulta limitato a quella lista di documenti che sono ben noti, poiché tutti gli anni sono oggetto di richieste scritte inviate dagli uffici proprio nell’esercizio delle attività di liquidazione o controllo formale.
Le irregolarità a cui il professionista o il Caf “attestatore” dovranno rispondere, quindi, riguardano (circolari 14/E/2013 e 7/E/2015) le ritenute certificate, gli acconti versati o trattenuti, le eccedenze d’imposta riportate a nuovo, i crediti d’imposta e le deduzioni o detrazioni. Ma, anche riguardo a queste verifiche, ci sono due ipotesi in cui eventuali infedeltà della dichiarazione ricadono sul contribuente.
La prima, prevista dall’articolo 6 del Dlgs 175/2014, riguarda l’ipotesi in cui l’errore sia stato «indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente». Caso difficile da dimostrare ma che, nel caso, potrebbe avere conseguenze penali.
La seconda, più frequente, riguarda l’insussistenza delle condizioni soggettive poste alla base della detrazione d’imposta o della deduzione dell’onere, elementi nei confronti dei quali l’intermediario deve limitarsi ad acquisire dal contribuente una dichiarazione sostitutiva che ne attesti l’esistenza (circolare 11/E/2015). Ricadranno sul contribuente, quindi, eventuali problematiche riguardanti, ad esempio:
la destinazione dell’immobile acquistato ad abitazione principale nei termini previsti dalla norma per la detrazione degli interessi passivi su mutuo;
la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per il riconoscimento della condizione di portatore di handicap del contribuente o dei familiari a carico;
la tipologia di intervento di ristrutturazione edilizia e la data di inizio lavori, nelle ipotesi in cui la normativa edilizia vigente non preveda alcun titolo abilitativo per la realizzazione di interventi agevolati. In tema di responsabilità a seguito di un 730 infedele, la regola diventa “a ciascuno il suo”, e i primi a doverla tenere ben presente sono proprio gli uffici, che dovranno rivolgere le contestazioni al soggetto giuridicamente chiamato a rispondere.

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