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Visto omesso? C’è l’integrativa

Presentazione della dichiarazione integrativa, entro il termine di trasmissione della dichiarazione riferita al periodo successivo, nel caso in cui risulti errato e/o omesso il visto di conformità o il contribuente desideri modificare l’utilizzo del credito Iva.

Così l’Agenzia delle entrate che, con la circolare 35/E di ieri, è intervenuta sui rimborsi Iva, dopo le modifiche introdotte nell’art. 38-bis, dpr 633/1972, a cura dell’art. 13, dlgs 175/2014 (cosiddetto «decreto semplificazioni»). Il documento di prassi è stato sviluppato nella forma di risposta ai quesiti, intervenendo, a conferma e/o modifica, di quanto precisato con una precedente circolare della stessa Agenzia (circ. 32/E/2014).

Dichiarazione integrativa. L’Agenzia, sulla possibilità di presentare una dichiarazione di questo tipo, per apporre il visto di conformità, per revocare in tutto o in parte l’importo chiesto a rimborso o per aumentare l’importo richiesto a rimborso, risponde positivamente confermandone la possibilità, ma nel rispetto del termine relativo alla presentazione della dichiarazione del periodo d’imposta successivo.

Possibile applicazione della nuova disciplina anche per la mancata apposizione del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa ma, per i rimborsi richiesti in data anteriore alla data di entrata in vigore delle modifiche (13/12/2014), nel caso in cui siano decorsi i termini per la rettifica, si rende necessaria la presentazione di un’autonoma attestazione di conformità da parte del contribuente. Il documento in commento, sul punto, precisa che può anche essere regolarizzata la mancata apposizione del visto di conformità alla dichiarazione relativa al 2013, i cui termini di rettifica sono scaduti lo scorso 30 settembre.

Dichiarazione sostitutiva. Ai fini della prescritta attestazione di virtuosità, l’Agenzia non ritiene possibile la presentazione di una dichiarazione sostitutiva in un momento successivo alla dichiarazione o domanda, con riferimento a quelle pregresse, stante quanto disposto dall’art. 38-bis del decreto Iva. La dichiarazione sostitutiva, invece, potrà essere anche prodotta in data successiva, ma soltanto se il contribuente ha presentato una dichiarazione correttiva nei termini o un’integrativa.

Con riferimento all’istanza di rimborso presentata da un rappresentante fiscale, si rende necessario il rilascio della dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti la solidità patrimoniale ma la stessa, per rimborsi superiori a 15 mila euro, può essere rilasciata dal medesimo rappresentante, se il titolare del credito è cittadino comunitario o appartiene a uno stato che abbia stipulato una convenzione con l’Italia.

Garanzie. Posto che le garanzie per ottenere i rimborsi sono necessarie anche nell’ambito dei gruppi societari, con riferimento alla perdita dei requisiti di solvibilità e affidabilità, in presenza di cessione di azioni o quote infragruppo superiori al 50% del capitale sociale, le Entrate precisano che il requisito viene sempre meno in capo al richiedente, con la conseguenza che quest’ultimo deve sempre presentare la garanzia al fine di ottenere il rimborso richiesto. In caso di accertamento e in presenza di richieste di rimborsi eccedenti la soglia dei 15 mila euro, subordinati alla presentazione della garanzia, si rende necessario rideterminare i valori, tenendo conto che nell’ambito del registro si deve considerare l’imposta complessiva dovuta in base all’atto, considerata uguale a «zero» e la maggiore imposta accertata.

Per il recupero di imposte sostitutive o di imposta determinata con tassazione separata, la sussistenza dei presupposti devono essere verificati tenendo conto dell’imposta accertata e dell’autonoma determinazione delle basi imponibili.

Con riferimento al rilascio di fideiussioni (assicurative e/o bancarie), nell’ambito del modello di cauzioni in titoli di stato, l’Agenzia precisa che gli interessi per ritardata esecuzione del rimborso, in procedura semplificata, non devono essere considerati nell’importo da garantire.

Strumenti deflattivi. Sulla necessità di determinare la soglia dei 15 mila euro, in presenza di importi definiti attraverso strumenti come l’accertamento con adesione, il reclamo e/o mediazione o la conciliazione giudiziale, anche successivamente alla richiesta di rimborso, la circolare precisa che si deve far riferimento alla differenza tra l’imposta dichiarata e quella accertata, tenendo conto degli importi rideterminati.

Modello TR. Il contribuente può utilizzare un successivo modello TR per correggere il quadro «TD», anche per motivi diversi dalla conversione del credito in rimborso e viceversa, e resta possibile l’erogazione, senza garanzia e senza visto di conformità, del rimborso del credito Iva trimestrale, ma solo se antecedente al 2015.

 

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