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Visco:“Mercato secondario con l’intervento dello Stato per le sofferenze bancarie”

Continua a tener banco il tema della bad bank, di una soluzione che liberi risorse per concedere nuovi crediti alleggerendo i bilanci bancari dalla mole sempre più grande di prestiti in difficoltà (350 miliardi, compresi anche gli incagli). Ieri è tornato a parlarne il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, sottolineando che per la bad bank serve «un intervento diretto dello Stato che, nel rispetto della disciplina europea sulla concorrenza, favorisca lo sviluppo di un mercato secondario» delle sofferenze bancarie. Solo pochi giorni fa il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva parlato di una «soluzione leggera» che dovrebbe arrivare in tempi «molto rapidi». Uno dei nodi principali dell’operazione è di non incorrere negli strali di Bruxelles per aiuti di Stato; una delle mille ipotesi circolate nei giorni scorsi era stata di una garanzia statale prestata alle obbligazioni emesse dal veicolo che acquisterebbe i crediti deteriorati, proprio per aggirare l’ostacolo degli aiuti di Stato alle banche.

L’altro nodo è il prezzo cui verrebbero ceduti questi asset (Intesa e Unicredit hanno già fatto sapere di non essere interessati).
Tuttavia, ha sottolineato ancora Visco, un intervento simile «potrebbe contribuire a liberare risorse, di cui beneficerebbero in primo luogo le imprese», sottolineando che «la crescita di sofferenze, incagli e altri prestiti non ripagati è stata determinata dalla profondità e dall’asprezza della crisi del nostro sistema produttivo».
Intanto sul fronte dei bancari battuta d’arresto al tavolo di trattative tra i sindacati e l’Abi sul rinnovo del contratto. Il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, ha spiegato che si è arrivati a una «interruzione» della trattativa «dovuta a una serie di mancati impegni dell’Abi, a partire dal mantenimento di livello occupazionale di 309 mila addetti». Dal punto di vista dell’Abi «sono stati compiuti passi avanti molto importanti, su componenti economiche, politiche e normative», spiega Alessandro Profumo, presidente della delegazione dei banchieri per la trattativa sindacale, ma «non è realizzabile la tutela dei 309mila addetti, non è possibile». Secondo il capo delegazione dei banchieri «è strumentale» la posizione dei sindacati su questa richiesta.
Tuttavia la porta non è ancora chiusa: «la via d’uscita è la ragionevolezza; ci lavorerò fino al 31 marzo» (quando scatterebbe la disapplicazione del contratto).
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