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Visco, da Veltroni a Napolitano tutti contro l’attacco di Renzi

Insolitamente duro Walter Veltroni. Tagliente Giorgio Napolitano. Imbarazzato il premier Paolo Gentiloni. In dissenso il ministro Carlo Calenda e il capogruppo dem, Luigi Zanda. Il Guardasigilli Andrea Orlando chiede un’assemblea del gruppo parlamentare dem, dove chiarirsi le idee. Matteo Renzi resta (quasi) isolato nell’attacco al Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Un affondo su cui il segretario del Pd tiene il punto, ripetendo che «nelle banche è accaduto di tutto, è mancata una vigilanza efficace e la critica non è lesa maestà». Un cambiamento ci vuole: insiste Renzi a poche settimane dalla scadenza del mandato di Visco. E il Governatore di Bankitalia ieri pomeriggio ha un’ora di colloquio con il presidente della commissione d’inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini a Palazzo San Macuto e fornisce l’elenco dei documenti richiesti che saranno messi a disposizione.
Nella mozione a sorpresa presentata e approvata alla Camera martedì, i Dem hanno chiesto una «figura più idonea» ai vertici della Banca d’Italia per rafforzare la vigilanza sul credito e per garantire «nuova fiducia nell’istituzione». Un siluro a Visco che ha irritato il Quirinale al punto da provocare il richiamo e l’altolà: prima di tutto il bene del Paese. Il giorno dopo, le reazioni di disapprovazione saldano un fronte istituzionale. L’ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano ai cronisti che insistono per avere un commento, risponde: «Mi occupo per la verità di altre cose. E non devo occuparmi delle troppe cose che ogni giorno capitano e sono deplorevoli». Anche l’ex segretario, Veltroni, che sabato scorso alla festa per i dieci anni del Pd, è stato acclamato dai militanti, bacchetta: «Da sempre la Banca d’Italia è un patrimonio di indipendenza e di autonomia per l’intero paese. Per questo mi appare incomprensibile e ingiustificabile la mozione parlamentare del Pd». Il ministro dello Sviluppo economico, Calenda spiega che non vuole commentare «per carità di patria ». Il capogruppo dem Zanda, che nel pomeriggio al Senato ha un colloquio con Gentiloni, afferma: «Di mozioni così meno se ne fanno e meglio è».
Nega Renzi che ci siano stati problemi con Gentiloni anche se da sinistra e da destra parte il tormentone “Paolostaisereno”, alludendo a uno sgambetto al premier da parte del segretario dem. Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia, denuncia: «La sinistra vuole occupare tutti i posti di potere…adesso hanno fatto un passo avanti e li vogliono anche prima delle elezioni”. L’ex leader dem ora fondatore di Mdp, Pierluigi Bersani parla di «una mozione tecnicamente eversiva» e aggiunge: «Sono allibito dalla protervia e dalla leggerezza con cui si è picconato un tema istituzionale». I 5Stelle si scagliano contro Renzi: «Si erge a paladino dei risparmiatori ma ha troppi scheletri nell’armadio. Sul tema del credito, il treno renziano è già deragliato prima di partire», riferendosi al viaggio in Italia del segretario dem. Fanno quadrato i renziani, a cominciare dal presidente del Pd, Matteo Orfini che osserva: «Il Governatore non è il Papa, non è infallibile…è evidente che la vigilanza bancaria non ha funzionato e noi abbiamo voluto una commissione d’inchiesta».

Giovanna Casadio

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