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Visco e Vegas sentiti entro Natale

Ignazio Visco e Giuseppe Vegas saranno ascoltati dalla commissione d’inchiesta sulle banche prima di Natale. Le audizioni del governatore della Banca d’Italia e del presidente della Consob sono state fissate ieri dall’ufficio di presidenza, dopo il primo appuntamento dedicato alla crisi del Monte dei Paschi di Siena, con i sostituti procuratori al Tribunale di Milano, Giordano Baggio e Stefano Civardi. Nel calendario della commissione non compare il nome del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi: la sua convocazione viene chiesta con forza in particolare dal movimento 5 Stelle, dal momento che «al tempo dello sciagurato acquisto di Antonveneta da parte di Siena era governatore di Bankitalia e non batté ciglio». «Abbiamo detto che se ne discuterà – replica il presidente dei deputati Pd Matteo Orfini -. Non ci sono né veti né preclusioni né obiettivi, si fa quello che è utile».
La convocazione di Draghi non è il solo terreno di scontro della commissione. Sotto accusa ieri nella vicenda del Montepaschi c’è il ruolo della Banca d’Italia e della Consob, ma anche quello delle istituzioni locali. Diversi parlamentari, a cominciare da Giorgia Meloni (Fratelli D’Italia), non si sono lasciati sfuggire l’occasione per sottolineare il ruolo avuto dal Pd: «Certa politica attraverso la Fondazione utilizzava la banca come bancomat, guadagnando prestigio e consenso». Interventi stigmatizzati dal presidente della commissione Pier Ferdinando Casini, che ha chiesto di evitare il dibattito politico. Ma anche le continue censure di Casini sono state contestate: Paolo Tosato della Lega Nord ha parlato di «atteggiamento intimidatorio» mentre Alessio Villarosa (M5S) ha lamentato l’assenza dei documenti sull’ispezione di Bankitalia in Antonveneta del 2007. Casini in audizione lo ha zittito replicando che erano già stati depositati venerdì, ma poi a fine giornata ha dovuto dargli ragione, e li ha chiesti a Visco.
Intanto in Borsa l’azione Mps continua nella spirale negativa imboccata nelle ultime sedute. Ieri il calo è stato del 6,33% a 3,67, portando il bilancio dal ritorno in quotazione, il 25 ottobre, a quasi -20%. Dopo qualche giorno di rialzi, l’azione senese è sembra presa da due forze venditrici. La prima riguarda la correzione in atto per le società a media capitalizzazione, comprate più di tutte nel 2017 a Piazza Affari, e su cui molti operatori stanno prendendo beneficio. La seconda riguarda lo storno sul settore bancario, che dopo l’aumento di capitale di Creval e nel timore di nuove regole più severe sulle sofferenze ha penalizzato gli istituti di media taglia. È così che Mps ha perso il supporto dei compratori marginali: e mentre il prezzo cala gli azionisti rivenienti dalla conversione dei bond subordinati, oltre il 20% del capitale attuale, si sono messi a vendere anch’essi, per bloccare le perdite. Intermonte, che continua a intermediare la maggior parte dei volumi – circa il 15% dei 3,1 milioni di pezzi scambiati ieri – non sta vedendo particolari blocchi o nomi di rilievo tra chi vende. Nel frattempo l’offerta del Tesoro di scambiare le azioni degli ex obbligazionisti subordinati inesperti con titoli Mps senior di prossima scadenza procede spedita: le adesioni sono salite al 67,8%, ed entro il termine di lunedì si presume che tutti gli 1,5 miliardi stanziati dall’erario saranno serviti a comprare le nuove azioni – che in Borsa valgono però attualmente circa 600 milioni. Forse già prima di lunedì il Tesoro dovrebbe poi depositare la lista per il rinnovo del cda Mps, che vedrà la conferma dell’ad Marco Morelli e salvo colpi di scena dell’ultim’ora anche del presidente Alessandro Falciai.

Rosaria Amato Andrea Greco

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