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Visco: servono tagli e ristrutturazioni

«Una coraggiosa azione di rinnovamento» tagliando i costi operativi e del lavoro, a cominciare dalle remunerazioni dell’alta dirigenza, rinunciando ai dividendi, cedendo le partecipazioni non strategiche, ragionando, ove necessario su «aggregazioni mirate», perchè i ricavi bancari non torneranno a crescere tanto presto e quindi è prioritario migliorare l’efficienza, colmare i ritardi. E’ ciò che ha chiesto ieri il governatore della Banca d’Italia alle aziende di credito italiane. «Le banche italiane risentono di una crisi finanziaria ed economica di cui non sono responsabili» ha detto Ignazio Visco nel suo intervento alla Giornata del Risparmio. «Soffrono però anche di ritardi e negligenze nell’adeguare operatività, efficienza, qualità dei servi offerti e assetti organizzativi all’evoluzione dei mercati. Devono continuare a fare la loro parte, con una coraggiosa azione di rinnovamento». Un cambiamento che dovrà passare anche per modifiche alla governance, e presidi più severi nei confronti dei legami di partecipazione al capitale delle imprese, che non devono «essere fonte di distorsioni nelle scelte di erogazione del credito» mentre «va evitato il passaggio dai vertici delle Fondazioni a quelli delle banche».
Lo scenario esterno, intanto, registra un lieve miglioramento, con il risparmio risalito di un punto, al 18% del reddito nazionale, ma «l’incertezza resta elevata» ha detto il Governatore, che ha rilevato come, ai fini della ripresa sia «molto importante che si creino le condizioni per far ripartire gli investimenti». Dalla fine del 2011, del resto, i prestiti alle imprese si sono ridotti dell’8% con una contrazione di oltre 70 miliardi di euro, quasi 4 punti di Pil. E la stretta creditizia è continuata anche nel terzo trimestre 2013,come segnala la Lending survey Bce. E’ necessario pensare «anche a canali alternativi al credito per finanziare le imprese solide».
Dal canto suo il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, si è assunto la difesa d’ufficio delle banche, sottolineando che si deve dire «basta all’ingenerosa e preconcetta demonizzazione che cerca di scaricare ingiustamente sulle banche italiane responsabilità per una crisi economica che viene anche geograficamente da lontano». Quanto alla durezza della crisi, Patuelli ha ricordato che sono un milione e 167 mila le imprese, le famiglie e le persone clienti “in sofferenza” delle banche italiane. «E’ un numero gigantesco e mette in risalto un fenomeno sociale di massa,nel quale si evidenzia inoltre che, di questi, ben 982 mila hanno debiti in sofferenza per importi inferiori ai 125 mila euro». Il governatore ha comunque chiarito che la necessaria azione di ristrutturazione del sistema creditizio, paragonabile a quella «che nella seconda metà degli anni ’90 permise di ridurre il divario rispetto ai principali sistemi bancari esteri» è alla portata delle banche italiane,che non hanno grandi esigenze di rafforzamento patrimoniale e non hanno bisogno di aiuti di stato:«Le opinioni secondo cui il sistema bancario italiano avrebbe oggi forti necessità di ricapitalizzazione non sono fondate» ha scandito, dopo aver ricordato che per il complesso del sistema, tra la fine del 2007 e giugno di quest’anno il patrimonio di migliore qualità è aumentato di 39 miliardi, a quasi 180. Il coefficiente di solvibilità è quindi cresciuto dal 7,1 al 10,9%; per i primi cinque maggiori gruppi ha raggiunto l’11,2%, un valore in linea con quello osservato in media per le principali banche europee».
Merito anche anche delle Fondazioni, ha osservato il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, ricordando le ricapitalizzazioni. Riguardo le ipotesi di «miglioramento» della Legge Ciampi, dopo i casi Mps e Carige, Guzzetti ha rammentato i cinque punti sul tavolo aperto presso il Tesoro: divieto di controllo della banca conferitaria; divieto di indebitamento; diversificazione del portafoglio; duvieto di investimento in hedge fund e derivati; maggior trasparenza. «Siamo già d’accordo sui primi tre», ha detto Guzzetti.

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