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Visco: ripresa oltre il 4% nel 2021

La ripresa è ad un passo. La seconda metà dell’anno vedrà una decisa accelerazione dell’attività economica, che andrà di pari passo con la campagna vaccinale. E il Recovery Plan (Pnrr) da 235 miliardi rappresenterà una formidabile sfida per il rilancio del paese, naturalmente se ben attuato e calibrato con una attenta «complementarietà» tra intervento statale e mercato. È un quadro a tinte pastello del prossimo futuro dell’Italia quello che emerge dalle Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, all’assemblea annuale dei «signori partecipanti», anche quest’anno ridotti all’osso per il distanziamento. «L’attività produttiva si sta ora rafforzando. Nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un’accelerazione della ripresa. Le imprese già pianificano un deciso aumento degli investimenti; le famiglie appaiono più caute, ma con la normalizzazione della situazione sanitaria e la riduzione dell’incertezza l’elevato risparmio accumulato potrebbe gradualmente tradursi in maggiori consumi. Nella media dell’anno l’espansione del Pil potrebbe superare il 4 per cento», dice Visco – che in serata in un’intervista a SkyTg24 definisce «realistica» la stima Ocse uscita ieri di un +4,5% – in un quadro di inflazione sotto controllo e di tassi che vanno mantenuti bassi confermando le attuali politiche Bce. Molti i paletti che il governatore pianta nel suo discorso, a partire dalle fasce più deboli. «Sarà necessario mantenere il sostegno a chi perde il lavoro», dice, precisando «siamo ancora lontani dalla definizione di un moderno sistema di politiche attive, in grado di accompagnare le persone lungo tutta la vita lavorativa». L’insieme delle misure è riuscito a ridurre l’aumento delle disuguaglianze e ha inoltre evitato che aziende sane, gravemente colpite dagli effetti della pandemia, fossero costrette a cessare l’attività: «Con l’attenuarsi dell’incertezza l’intervento pubblico dovrà divenire più selettivo, concentrandosi nei settori che sconteranno ancora difficoltà legate alla crisi sanitaria e cercando di evitare di sussidiare imprese chiaramente prive di prospettive, pur garantendo il sostegno a chi è in esse occupato». E certamente «non è pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici».

È nel Pnrr la reale prospettiva del Paese, ma gli effetti – sottolinea chiaro il Governatore – «dipenderanno non solo dalle risorse impiegate ma anche dalla qualità degli interventi, dall’efficienza con cui saranno realizzati, dalla loro capacità, insieme con le riforme che li accompagneranno, di creare un ambiente favorevole all’iniziativa privata e di incidere sulle decisioni di investimento delle imprese». L’impatto degli effetti di domanda, tenuto conto dello stimolo all’accumulazione privata attivato dalle complementarità con il capitale pubblico, «potrà portare a un aumento del livello del Pil tra i 3 e i 4 punti entro il 2026. Significativi effetti aggiuntivi, fino a 6 punti in un decennio, potranno derivare dalle riforme e dai piani di incentivo alla ricerca e all’innovazione. Nel complesso, un piano efficacemente eseguito, nella realizzazione degli investimenti come nell’attuazione delle riforme, potrebbe elevare la crescita potenziale annua dell’economia italiana di poco meno di un punto percentuale nella media del prossimo decennio, consentendo di tornare a tassi di incremento del prodotto che la nostra economia non consegue da anni».

Certo è che la grave recessione generata dalla pandemia ha ridato centralità all’azione dello Stato, il cui ruolo «dovrà certamente evolvere nell’offerta di servizi per lo sviluppo dell’economia e la salute e sicurezza dei cittadini, nonché nell’azione volta a ridurre le disuguaglianze, accrescere le opportunità, salvaguardare i più deboli». Ma avverte: «È fuorviante la contrapposizione tra Stato e mercato, che sono invece complementari». Queste sono le strade, mentre l’obiettivo è una crescita stabile, soprattutto per le giovani generazioni, specie quelle rimaste indietro. «In Italia oltre 3 milioni di giovani tra i 15 e 34 anni non sono occupati, né impegnati nel percorso di istruzione o in attività formative. Si tratta di quasi un quarto del totale, la quota più elevata tra i paesi Ue», i cosiddetti “neet”. Insomma, un’occasione straordinaria innescata da una sciagura mondiale, tuttora in corso in molti paesi, resa possibile da una risposta comune europea: «Oggi la necessità di disporre di una capacità di bilancio comune è divenuta ancor più evidente», e questo prevede un passo avanti, con la possibilità di una stabile emissione di debito. Sul sistema finanziario e finanziario un’indicazione chiara: riorganizzare i processi per migliorare l’offerta e ridurre i costi, e procedere ad accordi e aggregazioni, «da intraprendere subito». Verso la fine un chiaro appello a forze politiche e sociali: finiranno i blocchi dei licenziamenti, le garanzie e le moratorie, andrà ridotto il debito, bisogna quindi essere pronti «per rispondere agli eventi e agli sviluppi inattesi, come dolorosamente ci insegna l’epidemia che ci ha tutti colpito. Come scrisse Manzoni a proposito degli eventi connessi con la terribile peste del Seicento: “Spegnere il lume è un mezzo opportunissimo per non veder la cosa che non piace, ma non per veder quella che si desidera”».

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