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Visco e Padoan la resa dei conti in Commissione

Dietro questa scelta, però, c’è una battaglia che con ogni probabilità accompagnerà l’intera campagna elettorale del prossimo anno. Il nucleo di questo scontro ruota intorno alle responsabilità che hanno determinato i disastri delle quattro casse travolte e fallite (Etruria, Chieti, Marche e Ferrara).
Sulla convocazione di Visco, Vegas e Padoan c’è stata infatti una sostanziale convergenza di quasi tutti i gruppi parlamentari. Il Pd, come ha detto ieri pubblicamente il presidente del partito Matteo Orfini, ha ormai puntato l’indice contro Via Nazionale. Ed è pronto a sacrificare anche il suo ministro “semi-tecnico” pur di scaricare le colpe su Bankitalia.
Sono loro i due anelli deboli di questa catena. Vegas, ormai arrivato alla conclusione del suo mandato (il 15 dicembre), non ha nulla da perdere. Il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi (di recente consulente presso la presidenza del Consiglio), ieri è stato netto nel richiamare i difetti di collaborazione proprio tra la Consob e la Vigilanza di Bankitalia.
Ma la partita che si gioca in commissione presenta più di una sfaccetatura. E soprattutto ha dato vita a molteplici e sorprendenti alleanze trasversali. Che stanno generando ancora più confusione. Soprattutto per quel che può avvenire dopo le audizioni di questi tre “big”.
Il Movimento 5Stelle, ad esempio, sta sostenendo la convocazione rapida di Visco e Vegas insieme ai democratici.
«E non si accorgono – è la battuta di Bruno Tabacci, deputato di Campo Progessista e conoscitore delle vicende bancarie – che così facendo scaricano tutto su Visco e salvano gli amministratori di quelle banche. Proprio quel che vuole il Pd».
I Pentastellati, infatti, ora vogliono cambiare il tiro.
Reclamano l’audizione di altri tre “carichi da 90”: Maria Elena Boschi, l’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, (che secondo Ferruccio de Bortoli è stato testimone di alcune pressioni della stessa Boschi per “salvare” Banca Etruria) e il presidente della Bce, Mario Draghi. Il capo della Banca centrale europea è tutelato dagli accordi internazionali e quindi non sarà audito. Ma le attenzioni nei suoi confronti sono comunque costanti. Il sospetto che possa avere un ruolo “politico” dopo le elezioni della prossima primavera ha messo in allarme l’intero arco parlamentare.
Sugli altri due, invece, si sta giocando una vera e propria partita a scacchi. L’obiettivo della maggioranza è arrivare alla chiusura della legislatura evitando la loro audizione. Se al contrario i tempi la consentiranno e se quindi il Parlamento non sarà ancora sciolto, il presidente della commissione, Pier Ferdinando Casini, porrà la questione all’ufficio di presidenza. In assenza di unanimità – i rappresentanti della maggioranza si dichiareranno contrari – applicherà il regolamento e si rimetterà al voto di tutti i commissari. E in quel caso, la coalizione di governo, farà pesare i suoi numeri.
Non solo. Molti scommettono anche sulla “neutralità” di Forza Italia. Per due motivi. Il primo: i dem hanno messo sul tavolo la loro richiesta di sentire il capo della procura di Treviso, Michele Dalla Costa, il cognato di Nicolò Ghedini, avvocato e strettissimo collaboratore di Silvio Berlusconi. I magistrati di quella città avevano avviato un’inchiesa sulle banche venete. Il secondo: non è un caso che stia emergendo tra i commissari l’orientamento ad accogliere la richiesta del forzista Renato Brunetta di estendere l’inchiesta alle vicende del 2011, alla questione dei derivati e alle indagini al riguardo della procura di Trani.
Il tutto per dimostrare che fu solo un complotto internazionale a disarcionare Silvio Berlusconi alla fine di quell’anno.
L’esito più probabile, appunto, è che Boschi e Ghizzoni non rientrino nel calendario della commissione e che alla fine le relazioni conclusive verranno stilate sulla base delle ultime tre audizioni: Visco, Vegas e Padoan.
Le strane alleanze in questo organismo che sta accompagnando la fine della legislatura e l’inizio della campagna elettorale, però, non sono finiti qui. Come tutte le inchieste parlamentari, la commissione può essere coadiuvata da alcuni magistrati. In questo caso sono due. Uno scelto dalla maggioranza, il pm Giancarlo Avenati Bassi, e l’altro è stato segnalato da una inedita convergenza tra Forza Italia e M5S. Si tratta di Michele Ruggiero, proveniente dalla procura di Trani, al quale però il Csm non vuole dare il via libera per questo incarico a causa di alcune pendenze che lo riguarderebbero.
Il quadro, dunque, si sta componendo nel modo più frastagliato possibile. E i risultati – anche per una questione di tempi – saranno inevitabilmente parziali. Non a caso si prevedono almeno tre relazioni conclusive: una di maggioranza e due d’opposizione. E tutti i dubbi sulle banche rimarranno intatti.
Deluse le speranze dei grillini: niente Draghi, protetto dal ruolo in Bce E la maggioranza voterà per non ascoltare la sottosegretaria
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