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Visco: «Lo Stato intervenga sulle sofferenze bancarie»

Per affrontare il grave problema delle sofferenze bancarie e contribuire al rilancio dell’economia sarebbe opportuno un intervento diretto dello Stato. È quanto ha detto ieri il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha affrontato il tema già la scorsa settimana, quando era stato oggetto del dibattito fra i banchieri e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante il suo intervento al convegno sulla storia dell’Iri tenutosi all’Accademia dei Lincei.Banca d’Italia torna così con forza sul tema delle sofferenze bancarie.
«Un intervento diretto dello Stato che, nel rispetto della disciplina europea della concorrenza, favorisca lo sviluppo di un mercato secondario di queste attività (i prestiti deteriorati, ndr) potrebbe contribuire a liberare risorse di cui beneficerebbero in primo luogo le imprese», ha affermato il governatore.
«E credo – ha aggiunto – che questa sia una conclusione che discende dai più elementari testi di finanza pubblica».

Per affrontare il grave problema delle sofferenze bancarie e contribuire al rilancio dell’economia sarebbe opportuno un intervento diretto dello Stato. È quanto ha detto ieri il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, affrontando il tema che già la scorsa settimana era stato oggetto del dibattito fra i banchieri e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante il suo intervento al convegno sulla storia dell’Iri tenutosi all’Accademia dei Lincei.
«Un intervento diretto dello Stato che, nel rispetto della disciplina europea della concorrenza, favorisca lo sviluppo di un mercato secondario di queste attività (i prestiti deteriorati, ndr) potrebbe contribuire a liberare risorse di cui beneficerebbero in primo luogo le imprese», ha affermato il governatore. «E credo – ha aggiunto – che questa sia una conclusione che discende dai più elementari testi di finanza pubblica».
Infatti le banche italiane, ha spiegato Visco, hanno resistito alla prova difficilissima di una fase recessiva durata oltre sei anni. «La crisi – ha detto il responsabile di via Nazionale – lascia però un’eredità molto pesante in termini di crediti inesigibili da imprese uscite dal mercato o in gravi difficoltà che appesantiscono i bilanci e limitano le capacità di erogare nuovi finanziamenti a imprese sane e vitali». Questa crescita di sofferenze, incagli e impieghi (le sole sofferenze lorde, come si sa, hanno raggiunto quota 185,5 miliardi) «è stata determinata dalla profondità e dall’asprezza della crisi del nostro sistema produttivo, ha interessato tutti i settori di attività economica, tutte le banche». Di qui il suggerimento di policy a favore di un intervento diretto dello Stato, purchè si agisca nel rispetto della disciplina europea della concorrenza. Il termine può significare molte cose: da incentivi fiscali a garanzie pubbliche a partecipazione di minoranza dello Stato in un’eventuale società- veicolo.
Del resto, era stato lo stesso ministro dell’Economia durante il suo intervento all’esecutivo dell’Abi della scorsa settimana a chiarire che si stanno ancora valutando varie opzioni, anche se certamente in Italia nessuno sta pensando nè a misure di tipo spagnolo (bad bank più ricorso massiccio al fondo salva-stati), nè di tipo irlandese (garanzie pubbliche sul 100% dell’esposizione). E ciò essenzialmente per due motivi.
Il primo è che, con tutta la pesantezza della crisi vissuta, il sistema creditizio italiano non si trova di fronte ai problemi nei quali sono incappate le banche dei paesi nostri partner. Il secondo è che nel frattempo le regole europee sono cambiate. Padoan aveva spiegato che in tempi molto brevi il governo intende mettere in cantiere sia specifiche misure regolamentari volte ad accorciare la durata delle procedure esecutive in campo fallimentare sia misure fiscali in grado di stimolare il mercato delle sofferenze. Il riferimento fatto ieri dal governatore a «un intervento diretto» dello Stato potrebbe forse riferirsi, tuttavia, anche al progetto di una spa munita di garanzie statali che compri crediti deteriorati dalle banche, per il quale è stata avviata un’interlocuzione con la Ue. Si vedrà.
Ma ieri Visco ha posto anche l’esigenza di una «nuova finanza per crescere» e quella di una riflessione ad hoc sul finanziamento alle piccole e medie imprese. «Anche il ritorno alla normalità dell’offerta di credito – ha osservato – può non essere sufficiente. Le difficoltà di accesso alla finanza esterna sono una caratteristica strutturale di particolari fasce di imprese in tutti i paesi: quelle più piccole, più giovani e in rapida crescita». In Italia, ha aggiunto Visco, il quadro di sostegno finanziario alle imprese è ancora molto frammentato: «Operano in modo scarsamente coordinato fra loro numerosi soggetti a livello sia nazionale che locale. Sarebbe utile – ha concluso -avviare anche nel nostro paese un processo di riforma volto a meglio integrare gli strumenti di finanziamento delle imprese oggi esistenti».

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