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Visco: le misure della Bce fanno guadagnare tempo alla politica

Le misure monetarie straordinarie della Bce sono state prese per guadagnare tempo, in attesa che i governi europei agiscano per favorire la crescita. L’ha spiegato ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso di una lezione tenuta insieme a Paolo Mieli nel “suo” liceo classico Tasso, dov’è tornato, cinquant’anni dopo, per parlare agli studenti di educazione finanziaria. «Il presidente della Bce, Mario Draghi, non compie da solo le sue scelte ma lo fa insieme a noi banchieri centrali dell’Eurozona – ha detto Visco –. E a Francoforte c’è stata una lunga decisione, al termine della quale abbiamo preso la decisione di potenziare la politica monetaria ultra-accomodante per comprare tempo, affinché la politica faccia quelle scelte che sostengono la crescita, gli investimenti e l’occupazione».
Secondo il numero uno di Via Nazionale «c’è un problema di domanda in Europa mentre non c’è un problema di domanda nel mondo, visto che le nostre esportazioni trovano un mercato. In Europa vi sono prezzi che scendono e vi è stato un rischio di crisi del debito sovrano: il dubbio che è venuto a molti risparmiatori nel mondo è se alcuni paesi europei ripagheranno questi debiti. Per l’Italia, che dopo la Grecia ha un debito altissimo, vi sono stati investitori pronti a chiedersi se il nostro paese avrà la capacità di restituire il suo debito e se avrà una crescita sufficiente». Poi, il governatore ha ricordato che in Europa c’è una discussione politica sul che fare per avere una crescita più robusta: «Servono riforme strutturali e serve, nei paesi dove è possibile, un aumento delle capacità di spesa, per sostenere investimenti e occupazione. Quest’ultima strategia, in Italia, è difficile perché il debito è molto alto».
Il cuore della lezione di Visco riguarda grandezza e limiti della globalizzazione. Accanto ai tanti limiti, ben visibili all’opinione pubblica, soprattutto dopo la grande turbolenza innescata dalla crisi dei subprime americani, Visco ricorda che il saldo netto della globalizzazione è largamente positivo: in cinquant’anni la popolazione mondiale è raddoppiata e il reddito mondiale è aumentato di sei volte; il numero di coloro che vivono in situazioni di povertà estrema, cioè con meno di 1,9 dollari al giorno è sceso passando dai 2 miliardi di persone del 1990 agli 800 milioni di oggi e la percentuale di poveri nello stesso periodo si è ridotta dal 37% al 10 per cento. «Ci sono quindi tre miliardi e 300 milioni di persone che per effetto della globalizzazione e dell’innovazione tecnologica o sono usciti dalla povertà o non vi sono mai entrati».
Quanto alla finanza, certamente, ha detto il governatore, la crisi ha mostrato che le regole non erano adeguate a un mondo che cambia in fretta. Non solo: la finanza, ha ricordato, è una materia nella quale può accadere che prosperi chi non rispetta le regole a danno di chi non conosce esattamente i rischi. E tuttavia, ha affermato, la sua funzione essenziale è quella di spostare reddito, nello spazio e nel tempo. Poi, Visco ha richiamato i due concetti base dell’educazione finanziaria, ovvero il fatto che a un maggior rendimento degli strumenti finanziari si associa un maggior rischio e il precetto secondo il quale non si devono mai «mettere tutte le uova nello stesso paniere».
Il momento più vivace della giornata,però, è arrivato quando la parola è passata agli studenti. Sollecitati a esternare ansie e ragioni di pessimismo sul futuro, i ragazzi non se lo sono fatto ripetere due volte. Uno, ad esempio, ha contestato al governatore il fatto di essere stato indagato per corruzione. Visco ha sorriso e ha risposto: «Sgombriamo subito il campo dalla questione dell’indagine. C’è stata la richiesta dello stesso Pm di archiviare tutto perché non esiste nulla di quanto detto. Mi rendo conto che uno legge la notizia dell’indagine sui giornali ma poi non trova la notizia dell’archiviazione, perché questa per i giornali è una non notizia». Poi, Visco chiarisce che i depositi bancari sono strumenti sicurissimi fino ai 100mila euro mentre per quel che riguarda le obbligazioni subordinate è il Codice civile a stabilire che sono i primi strumenti subito dopo le azioni a cui viene richiesto di rifondere le perdite. «Certo – ha aggiunto – se i bond subordinati delle quattro banche in risoluzione sono stati venduti ai risparmiatori come uno strumento sicurissimo, allora è stato commesso un illecito». «In tutti i paesi europei – ha spiegato – si vendono obbligazioni subordinate, ma con cautele. Anche in Italia ci sono cautele e la Consob dà raccomandazioni per dire che questi titoli sono rischiosi». Il vero motivo per cui serve l’educazione finanziaria, ha concluso, dopo aver ricordato che tutti gli scandali bancari sono emersi per effetto delle ispezioni di Bankitalia, è che è fondamentale leggere con attenzione le avvertenze e sapere cosa si sta comprando.

Rossella Bocciarelli

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