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Visco: l’aumento delle tasse deve essere temporaneo

ROMA — La pressione delle tasse è troppo alta per permettere all’economia italiana di crescere. «Occorre trovare, oltre a più ampi recuperi di evasione, tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale» esorta Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nelle sue Considerazioni finali all’annuale assemblea della Banca. Le sue prime Considerazioni dopo l’insediamento a Palazzo Koch in novembre al posto di Mario Draghi, passato alla guida della Bce.
È uno scenario dominato dall’incertezza e dai timori quello che Visco illustra nella sua relazione, innovando lo schema dell’analisi ristretta essenzialmente ai settori in cui la banca centrale può agire da protagonista: la stabilità finanziaria, la vigilanza bancaria e la politica monetaria. E soprattutto svolta in un’ottica europea, laddove le priorità dell’agire dell’Italia non sono disgiunte da quelle degli altri paesi dell’Eurozona. La risposta alla crisi «di gravità eccezionale», che è tornata a colpire pericolosamente la tenuta della moneta unica, dice, non può che essere «complessiva» e non può che essere disegnata dalla politica e dai governi. «Serve un cambio di passo» avverte però il governatore guardando a Bruxelles. E serve per far fronte alla recessione, che colpisce per la seconda volta l’Italia, dove «forse» si vedrà l’inizio della ripresa solo a fine anno; alle tensioni sui mercati, alla disoccupazione soprattutto giovanile e alla crisi in generale. Ed anche alla regolazione delle banche che Visco difende e attacca nello stesso tempo.
Troppe poltrone
Visco difende il sistema bancario dall’accusa di dare poco credito alle imprese ma lo attacca per i ritardi nella revisione del modello organizzativo e per gli alti costi sopportati per mantenere in piedi cariche e poltrone, risultato delle aggregazioni fatte nel tempo. «I primi 10 gruppi contano complessivamente 1.136 cariche, escludendo le società estere; oltre 700 per le sole controllate» ha accusato, sollecitando tutte le aziende a sfoltire «le composizioni pletoriche» dei consigli di amministrazione e ribadendo il divieto di detenere cariche incrociate. Ma non basta: le banche devono recuperare redditività e quindi devono ridurre i costi anche del lavoro, ma non solo di quello relativo ai dipendenti: pure «le remunerazioni degli amministratori e dell’alta dirigenza» devono essere indirizzate «all’obiettivo del contenimento». E poi c’è la riorganizzazione della rete distributiva: tra il 2001 e il 2008 il numero degli sportelli è cresciuto di circa il 20% mentre è aumentata la clientela che contatta la banca solo on line. La difesa di Visco è in realtà nei confronti del sistema non dei loro manager. A marzo 2012 i prestiti alle banche ammontavano, rivela, a circa 1950 miliardi di euro, il 125% del Pil, una cifra enorme a cui non è corrisposta una raccolta adeguata a causa della crisi che ha bloccato i canali di finanziamento. Negli ultimi cinque mesi del 2011 la flessione è stata di oltre 100 miliardi e solo i prestiti della Bce hanno evitato la strozzatura del credito. Quanto alle imprese, dice Visco, sono troppo dipendenti dal debito bancario a breve mentre dovrebbero rafforzare il loro patrimoni e soprattutto restituire i prestiti quando li ottengono.
Meno spese, meno tasse L’Italia, afferma il numero uno di Palazzo Koch, ha «importanti compiti da svolgere», riequilibrare il bilancio e «rianimare» la capacità di crescita dell’economia attraverso riforme strutturali. Il governo «ha intrapreso entrambe le azioni», dice Visco, aggiungendo che la strada non è però finita. È stato «rapido» e «decisivo» il tragitto sui conti pubblici con un disavanzo già quest’anno ben al di sotto del limite del 3% con un pareggio strutturale di bilancio e un debito pubblico in discesa sul Pil già dal prossimo. «Il saldo primario è in forte e crescente avanzo; la spesa corrente diversa dagli interessi diminuisce in termini reali da due anni». Si è però pagato il prezzo di «un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta. L’inasprimento non può che essere temporaneo», afferma sollecitando appunto i tagli di spesa corrente ispirati a criteri di «equità». E poi ancora un invito a privatizzare e a proseguire con le riforme strutturali dall’istruzione alla giustizia, alla sanità. «L’azione di politica economica può anche svolgersi in sequenza, un dossier alla volta, ma è bene che siano comunicati e ribaditi con nettezza il disegno complessivo e la posta in gioco». Tirarci fuori «dallo stretto passaggio» che attraversiamo impone costi a tutti. Sono costi sopportabili se ripartiti equamente e con una meta chiara. «Il percorso non sarà breve». La società italiana, esorta ancora Visco, «non può non confrontarsi con un mondo cambiato, che non concede rendite di posizione. Al tempo stesso, la politica deve assicurare la prospettiva di un rinnovamento profondo che coltivi la speranza, vada incontro alle aspirazioni delle generazioni più giovani».
Rafforzare l’Europa
Il timone per uscire dalla crisi però è in Europa. La politica monetaria, avverte Visco in piena sintonia con quanto nelle stesse ore afferma Draghi a Bruxelles, non può sanare tutti gli squilibri. Tocca ai governi agire anche per orientare i mercati, aggiunge indicando alcune proposte di intervento fra le quali l’avvio di progetti comuni e cofinanziati di investimento per promuovere la crescita; la costituzione di un fondo europeo per la risoluzione delle crisi bancarie accompagnato dall’istituzione di meccanismi comuni di garanzia dei depositi; l’istituzione di un fondo dove trasferire i debiti sovrani che eccedano una data soglia, per esempio il 60% del Pil, «da redimere gradualmente in tempi e modi ben definiti».

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