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Visco: «In Italia è iniziata la ripresa Ora spingere investimenti e riforme»

L’Italia è in ripresa, con una «domanda robusta» attesa nella seconda metà dell’anno e un Pil in crescita di oltre il 4%, man mano che la pandemia arretra, le vaccinazioni aumentano e le imprese tornano rapidamente a investire, a differenza di quanto avvenuto nelle due passate recessioni. Lo dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che di recessioni è ormai un veterano, essendo al decimo anno di guida a Via Nazionale. È di fatto un’anticipazione del dato che verrà comunicato l’11 giugno ma dà già un’idea del rimbalzo che l’Italia si appresta a vivere post-Covid.Famiglie prudenti

«In Italia, ad attese piu prudenti da parte delle famiglie» — la cui propensione al risparmio è salita a oltre il 15% per prudenza e mancanza di opportunità di spesa — si associano piani di investimento delle imprese in sostanziale recupero. Una ripresa robusta della domanda nella seconda metà di quest’anno è quindi possibile». In questo contesto — sottolinea Visco — è fondamentale il ruolo degli aiuti europei (il Next Generation EU) e l’applicazione puntuale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che, stima la Banca d’Italia, può creare un punto percentuale in più ogni anno sul Pil nei prossimi dieci anni grazie ai 235 miliardi in arrivo dall’Europa.

«Si tratta di una formidabile sfida», dice Visco, perché «non è pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici. Siamo tutti chiamati a far si che cresca e sia diffuso il benessere, siano adeguatamente protetti coloro che più saranno colpiti, chiari i costi da sopportare e progressivamente ridurre». Ma non sono soldi facili: il Pnrr è «un piano imponente, da tradurre rapidamente in progetti esecutivi, gare di appalto e opere pubbliche».Il debito pubblico

Gli sprechi non sono ammessi, dato che quest’anno il debito salirà vicino al 160% del pil, «di quasi 60 punti superiore a quello medio dell’area dell’euro. L’alto debito costituisce un’intrinseca fragilità» e quindi «le risorse europee dovranno dare frutti importanti e duraturi». Anche per questo Visco auspica una politica europea di bilancio, non solo monetaria. Perché l’Europa — dice citando uno dei padri dell’idea europea, Jean Monnet — sarà forgiata nelle crisi e “somma delle soluzioni date a queste crisi”. E servirà a dare «un senso all’illuminismo di Gaetano Filangieri, di un’Europa “sede della tranquillità e della ragione”». La terza citazione è per Alessandro Manzoni: «Spegnere il lume è un mezzo opportunissimo per non veder la cosa che non piace, ma non per veder quella che si desidera». Viene dalla Colonna Infame, e riguarda gli effetti della peste. Quanto mai attuale oggi che — dice Visco — «bisogna essere preparati ai cambiamenti di cui abbiamo contezza e pronti per rispondere agli eventi e agli sviluppi inattesi». Le incertezze sulla ripresa sono ancora molte e quindi — evidenzia Visco — non si possono allentare gli aiuti alle imprese né va cambiata in senso restrittivo la politica monetaria della Bce, che servono invece «per consolidare il miglioramento in corso del clima di fiducia di imprese e famiglie», anche perché, «benché in ripresa, principalmente per il rincaro delle materie prime», l’inflazione resta «debole».Gli aiuti alle imprese

Gli aiuti alle imprese sono stati un passaggio fondamentale per la tenuta del sistema. «Con l’attenuarsi dell’incertezza, l’intervento pubblico dovrà divenire più selettivo, cercando di evitare di sussidiare imprese chiaramente prive di prospettive, pur garantendo il sostegno a chi è in esse occupato». Per quelle che possono riprendersi «trovano giustificazione interventi volti a sostenerne la patrimonializzazione. In questa prospettiva assume rilievo, soprattutto per le pmi «il recente rafforzamento degli incentivi fiscali per il ricorso al capitale proprio». In questo contesto «è fuorviante la contrapposizione tra Stato e mercato, che sono invece complementari». Ci sono da ripensare le politiche per aiutare in particolare gli «oltre 3 milioni di giovani tra i 15 e 34 anni» che «non sono occupati, né impegnati nel percorso di istruzione o in attività formative», ricorda Visco. «Si tratta di quasi un quarto del totale, la quota più elevata tra i paesi dell’Unione europea».Il richiamo alle banche

Nel 2020 le banche sono risultate più forti, evidenzia Visco, con più patrimonio e meno crediti deteriorati (ora al 2,2% netto). Gli istituti hanno avuto un grande ruolo nell’aiutare le imprese grazie alle moratorie ma «dall’ultimo trimestre del 2020, tuttavia, i nuovi crediti deteriorati stanno aumentando, seppur lievemente». La conseguenza è un richiamo — non nuovo ma ribadito — a far emergere i crediti deteriorati subito, senza nascondere la polvere sotto il tappeto. In questo contesto servono le aggregazioni, in particolare tra le banche più piccole, e più innovazione per aumentare la redditività, che poi significa capacità di aiutare le imprese.

Le banche si sono già adeguate, è il commento di Gian Maria Gros Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, che porta l’esempio del suo istituto, che metterà a disposizione risorse quasi doppie rispetto a quelle che arriveranno dall’Europa: «Più di 400 miliardi; 270 per le imprese e 140 miliardi per le famiglie» con una grande attenzione alla crescita delle filiere che caratterizzano il modello industriale italiano.

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