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Visco: gli Npl non sono una bomba a orologeria

I crediti deteriorati delle banche italiane si stanno, sia pur lentamente, riducendo. E la ripresa economica accelererà questa tendenza. Ma, soprattutto, non vanno considerati come una «bomba a orologeria» perché «non si può parlare di bomba a orologeria per qualcosa che vale meno dell’1% del Pil del paese». Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha colto l’occasione dell’incontro con i parlamentari della Commissione economica, ieri a Bruxelles, per aggiornare il il conteggio degli Npl nazionali.
A fine 2016, terzo anno della «moderata ripresa in corso», le sofferenze nette erano pari a 81 miliardi, il 4,4% dei prestiti totali, e la maggior parte risultava detenuta «da banche le cui condizioni finanziarie non richiedono di cederle immediatamente sul mercato». Di questi 81 miliardi di esposizioni nei confronti di debitori insolventi – ha spiegato il Governatore – «solo circa 20 sono detenuti da banche, significative e non significative, che stanno attualmente sperimentando situazioni di difficoltà». In media il valore di bilancio delle sofferenze è pari al 40% circa di quello lordo – quota all’incirca doppia rispetto «ai bassi prezzi di acquisto offerti al momento dagli operatori di mercato specializzati» – con la conseguenza che le rettifiche di valore aggiuntive che queste banche «potrebbero dover registrare possono essere stimate in circa 10 miliardi». Un ammontare – ha indicato Visco – che è «significativamente inferiore ai 20 miliardi stanziati dal Governo italiano lo scorso dicembre al fine di prestare sostegno finanziario alle banche in difficoltà».
Le domande dei parlamentari sul tema degli Npl sono state numerose al termine dell’intervento introduttivo del Governatore e sono servite per chiarire punti cruciali che confermano come il problema sia «serio ma limitato ad alcuni istituti», non determinante sull’offerta di credito alle imprese – poiché diverse indagini dimostrano come ci sia piuttosto un’ancora bassa domanda di finanziamenti bancari – e come sul livello delle sofferenze incidano anche gli assetti regolatori che determinano i tempi di recupero dei crediti. Norme migliorate con le riforme del 2015 e del 2016 ma «se avessimo i tempi di recupero crediti della Germania o dell’Olanda – ha esemplificato Visco – gli Npl sarebbero la metà del livello attuale».
Fatte queste puntualizzazione il Governatore ha confermato che il nodo dei crediti deteriorati rappresenta un’eredità del passato – «senza la doppia recessione l’ammontare delle sofferenze lorde nei confronti delle imprese sarebbe inferiore di due terzi» – e che in prospettiva le sfide che dovranno affrontare le banche italiane (ed europee) ha al centro il ritorno alla redditività. «Va rivisto il modello di operatività delle banche – ha concluso – i servizi offerti e il ricorso alla tecnologia vanno ripensati con spirito innovativo». Il tutto in un prospettiva di Unione bancaria ancora da completare.
All’inizio del suo intervento, nella parte dedicata alla politica monetaria della Bce, il Governatore aveva confermato che «una sua revisione non è al momento giustificata». Prima toccare «uno qualunque» degli elementi che ne caratterizzano l’impostazione attuale – tassi ufficiali ridotti, su livelli negativi per i i depositi a brevissimo termine delle banche presso l’Eurosistema e forward guidance – bisogna essere sicuri che si sia avviato un deciso miglioramento dell’attività economica e dell’evoluzione dei prezzi «in grado di alimentarsi autonomamente». Senza le misure di politica monetaria non convenzionali degli ultimi due anni l’inflazione nell’eurozona sarebbe stata negativa nel 2015 e nel 2016 e la crescita assai più debole. Mentre secondo stime Bce – «che condividiamo» ha sottolineato il Governatore – nel triennio 2017-2019 queste misure accresceranno il Pil di oltre 1,5 punti. «Per l’Italia – aveva poi aggiunto – nostre stime producono un risultato ancor più favorevole, dell’ordine di 2 punti percentuali».

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