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Visco: gli investitori temono l’instabilità politica

L’Istat ieri ha confermato che l’economia italiana nel secondo trimestre di quest’anno era ancora in recessione ma il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha ribadito che ci sono segnali di miglioramento, che nei prossimi mesi il calo della produzione industriale dovrebbe arrestarsi e che la ripresa è a portata di mano. Ma anche che i rischi restano. «Gli ultimi indicatori evidenziano una crescita che si rafforza ma gli investitori sono preoccupati per l’instabilità politica» ha affermato intervenendo sul tema «L’uscita dalla crisi dell’euro: opportunità e sfide dell’Unione bancaria» nell’ambito del Council of Councils Regional Conference organizzato dallo Iai.
Sono state del resto le tensioni sulla tenuta del governo, ancora in bilico sulla questione della decadenza del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, a condizionare il mercato favorendo dopo un anno e mezzo di rincorsa il «sorpasso» dei Bonos spagnoli sui Btp per quel che riguarda lo spread dei rendimenti rispetto ai Bund tedeschi. In una giornata rasserenata dal calo dei timori sull’evoluzione della vicenda siriana, i titoli decennali spagnoli hanno fatto meglio degli italiani, che hanno chiuso a quota 250, due punti base in più dei Bonos scesi a 248.
«La ripresa è ormai a portata di mano, ma i rischi al ribasso rimangono significativi. Se vogliamo cogliere l’opportunità, non ci possiamo rilassare nei nostri sforzi. La chiave del successo sarà una comune determinazione ad avanzare verso un’Unione Europea a tutti gli effetti. Nella fase attuale, la prova della nostra determinazione è la costruzione di un efficace Unione bancaria» ha affermato il governatore, insistendo una volta di più sulla necessità di rafforzare la governance europea. L’Unione bancaria è «fondamentale per rompere il circolo perverso tra debiti sovrani e sistemi bancari nazionali», ha ribadito soffermandosi sui problemi che ancora pesano sull’euro. Quanto al sistema del credito italiano, è solido, «ha mostrato una buona resistenza» ma «la crisi del debito e due profonde recessioni hanno messo i bilanci sotto una forte pressione». Anche se i criteri non omogenei di valutazione, per esempio sulle sofferenze, li penalizzi. In ogni caso la Banca d’Italia non abbasserà l’azione di vigilanza e «ogni mancanza di capitale che emergerà dovrà essere coperta attraverso appropriate azioni entro il perimetro delle decisioni delle banche e con il ricorso al mercato».
Il Pil italiano, intanto, è come si è detto in calo dello 0,3% tra aprile e giugno rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,1% a livello tendenziale, per l’ottava volta consecutiva: otto trimestri di fila, cioè due anni. Diversamente il Prodotto è cresciuto in termini congiunturali dello 0,7% in Germania e nel Regno Unito, dello 0,6% negli Stati Uniti e in Giappone,dello 0,5% in Francia e dello 0,3% nella media dell’area Euro. «In Italia la crisi è stata più lunga e profonda che in altri Paesi» ha ricordato ancora Visco il quale ha osservato che l’aggiustamento di bilancio «è stato indispensabile nei Paesi economicamente più fragili, compresa l’Italia, per evitare il rischio di perdere l’accesso al mercato, cosa che avrebbe fatto precipitare la crisi». Il suo effetto negativo a breve termine sull’attività economica «è il prezzo pagato per evitare conseguenze più serie». I costi economici e sociali «sono stati però gravi» con la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, «aumentata vertiginosamente». Il recupero è ora a portata di mano, ma le nostre economie devono ristrutturarsi per diventare più competitive, al fine di affrontare le sfide tecnologiche, demografiche e il cambiamento geopolitico.
Bisogna avere il coraggio «di tagliare 70 miliardi di spesa corrente per dare più soldi alle famiglie e alle imprese» ha sostenuto invece la Confesercenti nel suo rapporto di previsioni macro-economiche, che segnala come la recessione sia «agli sgoccioli» ma che la ripresa sarà fragile, incerta e non creerà nuovo lavoro. La terapia d’urto suggerita da Confesercenti prevede accanto alla riduzione della pressione fiscale e al rilancio degli investimenti pubblici, l’attuazione di una spending review come «metodo permanente di riqualificazione della spesa pubblica».

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