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Visco frena sulla ripresa economica “Scontiamo venti anni di anemia E le banche restano sotto pressione”

«Le banche italiane sono al centro di troppe pressioni. Una parte consistente degli attivi è congelata dalla crescita delle sofferenze e quindi non può essere utilizzata a favore dell’economia reale, anche per il sovrapporsi di vincoli internazionali sempre più stringenti sui ratio patrimoniali. E sono sotto pressione anche perché crescono le spinte a favore dei sistemi di finanziamento alternativi al credito, uno sviluppo peraltro atteso e positivo». Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sceglie la platea del Festival dell’Economia di Trento per il primo fine tuning della sua relazione all’assemblea annuale, e lo fa in modo informale parlando a braccio e rispondendo alle domande degli studenti. Sul sistema bancario italiano il suo giudizio è positivo, così come sulla riforma delle popolari «alla quale ora aspettiamo che si aggiunga quella sulle banche di credito cooperativo, che deve tutelare insieme l’apertura al mercato e la vocazione di vicinanza al territorio». Meno positivo è il giudizio sulle prospettive di ripresa: Visco è sembrato voler ridimensionare gli entusiasmi che aveva suscitato giovedì scorso a Palazzo Koch. «Gli indicatori sono tornati positivi, anche per merito del quantitative easing . Ma purtroppo in Italia dobbiamo scontare non dieci bensì vent’anni di crescita anemica». Sarà dura risalire la china, conclude il governatore, l’unica è proseguire a denti stretti con le riforme e scegliere le priorità: «La prima è sicuramente la formazione e la diffusione della conoscenza».

Preoccupato, il governatore, anche sull’ambiente economico circostante. «Prendiamo la repressione delle truffe finanziarie: in America sono comminate pene durissime. Da noi scoppiano tanti scandali, ma alla fine pochi responsabili pagano per le lungaggini del sistema giudiziario». Ma il vero nodo sono i sistemi di finanziamento alternativi a quello bancario. «Gli investimenti sono finanziati quasi totalmente con il credito, in controtendenza rispetto ai Paesi più sviluppati. Eppure una delle riforme strutturali più importanti che però è passata sotto silenzio, è l’abbattimento della convenienza fiscale a finanziarsi con le banche rispetto a forme alternative come il collocamento di azioni o l’emissione di obbligazioni». E’ vero che c’è il rischio, se si favorisce il credito alternativo, di alimentare le shadow bank , ma si deve reagire non con la conservazione di pratiche anacronistiche bensì con un controllo rigoroso da parte delle banche centrali, «la cui funzione di vigilanza e coordinamento è sempre più indispensabile con il procedere della deregulation». L’insistenza a ricorrere al canale bancario, insiste il governatore, si spiega con la struttura del sistema industriale fondato sulle piccole imprese, spesso intimorite dalla crescita: «Se io produco semilavorati per la Fiat e non mi diversifico, quando la Fiat cambia fornitore fallisco. Il fatto è che le piccole imprese a conduzione familiare sono l’80% del totale contro il 30 in Germania, dove si ricorre a manager professionisti ».
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