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Visco: entro un anno Npl all’8%

L’economica italiana si è rafforzata e migliora la qualità del credito. Ma per cancellare l’eredità della crisi, la «più grave e profonda nella storia del nostro Paese», serve «più di una ripresa congiunturale». Bisogna concludere «il processo delle riforme con l’impegno di tutti» e anche le banche devono cambiare per divenire «più resilienti e recuperare un livello adeguato di redditività».
Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, interviene all’Assemblea dell’Abi a vetiquattr’ore dal via libera accordato dai ministri delle Finanze europei al piano d’azione per risolvere la questione delle sofferenze bancarie; un piano che passa anche per l’attivazione di bad bank a livello nazionale. E sul punto conferma la posizione di assoluto favore che Bankitalia ha preso da tempo: «siamo convinti che l’introduzione di una misura di questo tipo sarebbe potenzialmente utile, purché rapidamente definita». Ma attenzione, ha aggiunto il numero uno di palazzo Koch, «affinché possa avere effettivamente successo, il prezzo di trasferimento degli attivi non dovrebbe essere troppo distante dal loro reale valore economico; l’adesione allo schema da parte degli intermediari dovrebbe avvenire su base volontaria e le caratteristiche dei piani di ristrutturazione delle banche partecipanti dovrebbero essere stabilite ex ante».
Il discorso del Governatore è stato al tempo stesso rassicurante e incalzante per i banchieri che lo ascoltavano. La lunga crisi economica ha determinato una «discontinuità» nell’attività delle banche. E gli equilibri del passato che avevano garantito crescita e stabilità degli intermediari «attualmente non sono replicabili» ha spiegato Visco. Per questo le aziende di credito devono fare di più e affrontare fino in fondo i mutamenti strutturali che hanno davanti. Ma anche se si parte da rendimenti netti sul capitale praticamente azzerati («erano al 10% alla metà dello scorso decennio») non bisogna trascurare il molto che è già stato fatto: «La soluzione delle situazioni aziendali dissestate e la ripresa economica – spiega Visco – stanno dissipando i rischi sulla tenuta del sistema». E il giudizio dei mercati sulle prospettive delle banche italiane è migliorato negli ultimi mesi «riflettendosi in una robusta ripresa dei prezzi delle azioni».
I numeri offerti sullo stato di salute delle banche è arrivato dopo un’articolata riscostruzione delle ultime operazioni di soluzione delle crisi aperte: la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi, che verrà realizzata entro i primi di agosto e che porterà lo Stato al controllo del 70% del capitale con un impegno complessivo di 5,4 miliardi; e la liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete, realizzata «in conformità con le norme europee e secondo i principi del testo unico bancario», che ha visto l’intervento di Banca Intesa per assicurare la continuità delle funzioni critiche delle banche in liquidazione e lo Stato, con un esborso di cassa di 4.8 miliardi, che verrà recuperato con la cessione tramite la Sga del Tesoro dei crediti deteriorati. Sulla vicende delle venete oggi Bankitalia ha pubblicato, tra l’altro, un dossier esplicativo fatto di domande e risposte e un secondo seguirà su Mps.
Sullo sfondo di queste lunghe operazioni, condotte in porto senza arrivare mai al bail in, è proseguito il miglioramento del credito: il flusso dei nuovi crediti deteriorati «si è ridotto sui livelli prevalenti prima della crisi», ovvero al 2,4% del complesso dei finanziamenti. E cala anche la loro consistenza. A fine marzo per le banche più grandi l’incidenza del complesso dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti è scesa, al netto delle rettifiche di valore, al 9,2% (dall’11,4% di fine 2015). E il tasso di copertura è salito al 53%, contro il 45% osservato in media per le principali banche europee. Secondo Visco le operazioni di cessione o cartolarizzazione attualmente in corso determineranno un’ulteriore marcata flessione della consistenza delle esposizioni deteriorate nette: «nei prossimi dodici mesi la loro incidenza potrà scendere al di sotto dell’8%».
È un percorso che deve proseguire, ha insistito il Governatore, applicando e rafforzando le riforme delle procedure per il recupero dei crediti varate negli ultimi anni, da un lato, e con un rinnovato impegno delle banche a dare più informazioni «adeguate e tempestive» sulle esposizioni deteriorate, nel solco delle nuove segnalazioni sulle sofferenze introdotte dalla Vigilanza che «stanno fornendo un importante contributo al miglioramento dei criteri di gestione dei crediti deteriorati».

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