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Visco: il debito troppo alto frena la crescita

Benché l’economia internazionale sia dominata dall’incertezza e l’inflazione nella zona euro resti troppo bassa, «in Italia la ripresa non si è arrestata, ma è ancora stentata». Mancano soprattutto gli investimenti, dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che tuttavia vede segnali positivi nelle riforme varate, che dovranno proseguire, e nella manovra annunciata dal governo, a cominciare dal piano Industria 4.0, mentre il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sollecita alla Ue «una strategia comune per la crescita»

«Sono stati attuati interventi di rilievo che stanno dando i primi risultati. Non si può che proseguire con decisione su questa strada» ha detto Visco in occasione della Giornata mondiale del risparmio. Sottolineando che «quanto più rapidamente si consoliderà la ripresa economica», «tanto più facilmente potranno essere superate» anche le difficoltà delle banche, che non sono così preoccupanti. Come dimostrano anche i risultati delle verifiche sulla stabilità delle banche di minori dimensioni, sottoposte alla vigilanza della Banca d’Italia, pari a quella degli istituti più grandi.

«Dopo la battuta d’arresto del secondo trimestre l’attività economica dovrebbe essere tornata a crescere lievemente nel terzo». «Gli investimenti restano il principale punto di debolezza» ma in Italia, ha sottolineato Visco, «i margini per interventi pubblici di sostegno all’attività economica sono compressi dal debito pubblico molto elevato». Le riforme hanno migliorato la situazione, ma il sistema produttivo «resta appesantito da eccessi di burocrazia, lentezza della giustizia, fenomeni di illegalità». E le banche italiane soffrono queste debolezze, anche se «le situazioni di difficoltà sono ben individuate».

I test condotti nell’ultimo biennio dalla Banca d’Italia sulle 462 banche più piccole dimostrano, d’altra parte, come «siano esagerate le osservazioni su quanto sia grave lo stato di crisi delle banche italiane». Il problema delle sofferenze resta importante, ma sembra in via di soluzione, anche se servirà tempo. «Il flusso dei nuovi crediti deteriorati è tornato sui livelli del 2008, intorno al 3% dei prestiti» ha detto Visco, ribadendo la necessità di una gestione più attiva di quei crediti, ed invitando le banche ad accrescere la redditività con una «decisa riduzione dei costi».

«Le chiusure di filiali sono state superiori a ogni aspettativa» ha sottolineato il presidente dell’Assobancaria, Antonio Patuelli, chiedendo una «verifica dell’esperienza della vigilanza unica» europea, che «rischia di essere una fuga in avanti». Critico anche il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti. «L’Italia ha cominciato a rimettersi in moto», ma Bce e Commissione Ue dovrebbero evitare «eccessiva insistenza sui requisiti di capitale e gli aiuti di Stato» per le banche. Anche per permettere la cessione di quelle nate dalla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti.

Mario Sensini

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