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Visco: dal Mes vantaggi economici. Ma no al cattivo utilizzo dei fondi

L’Europa, con gli accordi di luglio e le scelte che hanno portato allo stanziamento eccezionale di risorse per sostenere l’uscita dalla crisi pandemica, è paragonabile per «potenza» anche comunicativa al celebre whatever it takes pronunciato da Mario Draghi in piena tempesta sull’euro nel 2012. «Faremo tutto ciò che è necessario» annunciò (e mantenne) l’allora presidente della Bce, con un «impatto straordinario sui mercati». Così ieri al Festival dell’Economia di Trento il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. «Si tratta di una decisione storica» ha affermato, ricordando la «determinazione» mostrata dai capi di Stato e di governo. Certo, si tratta di fondi messi in moto per un evento specifico come il Covid-19, «ma la forza di reagire è stata una dimostrazione di unità e consapevolezza». Una decisione, per Visco, «non diversa da quella presa nel 2012 dalla sola Bce ma in un framework che comprendeva il whatever it takes di Draghi».

Il governatore si è soffermato sulla questione del Mes, il nuovo meccanismo del Fondo salva Stati che potrebbe attribuire circa 37 miliardi all’Italia per spese vincolate al settore della salute e nei confronti del quale resta alta la diffidenza di una parte della politica. «Dal punto di vista economico — ha detto Visco rispondendo a Tonia Mastrobuoni sul palco del Festival — il Mes dà solo vantaggi». Tra questi, il fatto di non dover rivolgersi al mercato a costi più alti. E poi la lunga scadenza del prestito, 10 anni. «La sola condizionalità è spendere bene i soldi nell’ambito della sanità», ha sottolineato citando il rafforzamento dei presidi territoriali, l’assunzione di medici e infermieri, gli investimenti in infrastrutture. «L’unico problema potrebbe essere lo stigma legato a un cattivo utilizzo dei fondi o a una cattiva comunicazione». In sede di Consiglio europeo può essere trovato il modo di non penalizzare l’eventuale ricorso al Mes di un singolo Paese. E non sembra scontato a questo punto ribadire che «la Troika non c’è, non esiste».

La Bce e tutte le banche centrali considerano prioritaria la sostenibilità e sono attente ai rischi finanziari legati al climate change. Il cambio euro-dollaro «è monitorato» e la politica economica resta «la più accomodante possibile». Considerata anche la disputa tra Stati Uniti e Cina che ci coinvolge «proprio nel momento in cui ci può essere una riduzione dell’importanza delle catene del valore globale», l’Europa deve essere «ancora più coesa».

La Troika? Non c’è

«L’unico problema del Mes è lo stigma: va affrontato La Troika? Non esiste»

L’incertezza «ci accompagnerà ancora per un certo periodo» e più che alle previsioni («nessuno ha la sfera di cristallo») sarebbe bene affidarsi all’analisi di scenario. Da quest’ultima, tuttavia, Visco non si aspetta la svolta a breve sul virus. «Credo poco a sorprese positive» come «un vaccino immediatamente disponibile», ha detto.

In Italia i consumi sono ancora frenati e c’è, su tutte, l’emergenza lavoro. Servono «incentivi» per l’occupazione femminile e va trovato il modo di recuperare i 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano. La formazione continua e la ricerca, ha ripetuto Visco tornando su temi a lui cari, restano insieme alle competenze digitali e alla banda ultra larga le priorità. Il Recovery fund è l’occasione per recuperare i tanti ritardi, ma di fronte al grande affollamento di proposte per l’utilizzo dei soldi la Banca d’Italia «è bene che non ne presenti di proprie».

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