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Visco: crescita per tagliare il debito, non manovre

Bisogna puntare sulla ripresa degli investimenti. Perché solo così si può dare slancio alla crescita e si possono superare senza drastiche manovre restrittive i vincoli europei del fiscal compact. Lo ha detto nella sua Lectio magistralis presso il Collegio Borromeo di Pavia il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il quale ha sottolineato come in questa fase stiano emergendo «rinnovati segnali di interesse per i mercati italiani, incluso quello dei titoli di Stato». Ed è di ieri la decisione di Standard & Poor’s di togliere Generali dal Credit Watch , l’osservazione del rating in vista di un possibile declassamento. Per la compagnia del Leone, che a sorpresa in novembre era stata messa in area retrocessione, c’è stata dunque la conferma del giudizio al livello A-, due gradini sopra al voto del debito sovrano dell’Italia. 
Gli accordi raggiunti in Europa nel corso degli ultimi due anni hanno reso operativi gli impegni di bilancio presi in passato, ha rilevato Visco ricordando come la regola sul debito pubblico, che sarà applicata all’Italia per la prima volta nel 2016, richiederà una riduzione media annua del suo rapporto rispetto al Pil «pari a circa un ventesimo della parte che eccede il limite del 60%». Per rispettarla, però, «non è necessario ridurre il valore nominale del debito» perché in «condizioni di crescita “normale”, vicina al 3% nominale, sarebbe infatti sufficiente mantenere il pareggio strutturale» del bilancio. «Non sarebbero necessarie, a differenza di quanto sostengono alcuni commentatori, manovre correttive da 40-50 miliardi all’anno», né «sarebbe richiesto mantenere un orientamento permanentemente restrittivo alla politica di bilancio».
Secondo Visco dunque «è comunque sulla crescita reale dell’economia, quindi sulla ripresa degli investimenti che bisogna puntare». La politica di bilancio «deve garantire la sostenibilità del debito, il pieno accesso al mercato. Le regole concordate in sede europea sono il mezzo, non il fine». Per il nostro Paese comunque, ha osservato il governatore, il vero vincolo di bilancio è dato dalla necessità di garantire la sostenibilità del debito pubblico e di mantenere il pieno accesso al mercato finanziario anche perché il Tesoro deve collocare ogni anno titoli per oltre 400 miliardi di euro. Sull’Italia ha osservato quindi Visco sta ritornando la fiducia degli investitori: il divario di rendimento tra i Btp decennali e i corrispondenti titoli tedeschi è tornato sotto i 200 punti, soprattutto grazie «all’abbattimento del rischio di disgregazione dell’area dell’euro», mentre la componente nazionale dello spread che «risente dell’alto debito pubblico e delle basse prospettive di crescita», deve essere «ulteriormente ridotta: prima della recessione del 2008 era inferiore ai 50 punti base». La realizzazione di riforme strutturali che consentano un recupero di competitività è dunque «un passaggio essenziale per il rilancio del Paese». Visco ha quindi ribadito che l’economia non è in deflazione anche se il rischio «va contrastato con determinazione». In questo campo la Bce, come ha ripetuto ancora ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, «è pronta ad agire con tutte le misure necessarie per garantire la stabilità dei prezzi».
Draghi – che ha esortato le banche europee a fare pulizia nei propri bilanci prima della fine degli esami di Francoforte – ha quindi affermato che «la crisi non è finita, ma il suo culmine è stato superato». La strategia di ripresa, ha aggiunto, deve «continuare a essere eseguita con impegno e perseveranza», con una politica di bilancio «meno focalizzata sull’aumento delle tasse e più sulle priorità di spesa».
Quanto all’azione di politica monetaria è da registrare l’apertura del presidente della Bundesbank Jens Weidmann agli acquisti da parte della Bce di titoli di Stato e all’adozione di altre misure non convenzionali.

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