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Visco: i crediti deteriorati restano una minaccia ma le banche sono più solide

I crediti deteriorati delle banche e il debito pubblico: sono questi due grandi nodi affrontati ieri dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sugli istituti di credito. «L’aumento dei crediti deteriorati è il principale rischio che le banche italiane si trovano a fronteggiare, ma lo fanno da una posizione più solida rispetto al passato», ha detto Visco. E ancora: «Sebbene gli Npl (non performing loans, ndr) siano destinati ad aumentare in conseguenza della crisi pandemica, il tasso di ingresso in default dovrebbe mantenersi ben al di sotto dei picchi raggiunti nei precedenti episodi di recessione della nostra economia».

Sui conti pubblici il governatore ha fatto riferimento a Mario Draghi: il rebus fra misure anticrisi-aumento del debito-crescita economica — ha sottolineato — «è un problema molto difficile» per l’Italia e gli altri Paesi europei e «non so se il presidente incaricato avrà la bacchetta magica per risolverlo», ma di certo i provvedimenti straordinari dovranno essere ritirati «in maniera graduale» per evitare di riaffondare l’economia e il sistema finanziario.

Visco non ha tralasciato il tema della peculiarità del settore bancario: «Quando mi dicono che una banca in crisi non è un bene pubblico, io dico che per me se una banca fallisce quella che fallisce il giorno dopo è la banca accanto», mentre la stessa cosa non accade per un supermercato, anzi. «Magari — ha osservato, piuttosto — ne approfitta il supermercato accanto, anzi magari arriva Amazon».

Nel frattempo, però, «i bilanci bancari non hanno ancora risentito in misura significativa della crisi pandemica. Il rapporto tra nuovi Npl e totale dei prestiti è sinora rimasto su valori storicamente molto bassi, attorno all’1%», ha aggiunto il governatore, che comunque ha indicato in meno di 100 miliardi la stima dell’aumento dei crediti deteriorati entro due anni.

Lagarde: è interesse di tutti i Paesi, dall’Italia alla Spagna alla Grecia, muoversi in fretta sul Recovery fund

Visco ha poi auspicato un’estensione — con qualche modifica — delle Gacs (garanzie pubbliche sulla cartolarizzazione delle sofferenze), mentre — ha sottolineato — le nuove regole sulla classificazione a default dei crediti «non comportano modifiche sostanziali nelle segnalazioni alla Centrale dei Rischi».

Per impedire che la pandemia di coronavirus provochi danni permanenti al sistema economico, gli Stati dell’Eurozona devono mantenere i programmi di stimolo fiscale quest’anno e nel 2022: lo ha sottolineato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, a un webinar organizzato da «The Economist». «È interesse di tutti i Paesi, dall’Italia alla Spagna alla Grecia, muoversi in fretta» sul Recovery Fund, ha aggiunto, spiegando che «nella seconda metà dell’anno dovremmo vedere l’effetto delle vaccinazioni», mentre «c’è ancora tanta incertezza» a causa del virus e dell’evoluzione delle varianti.

La presidente della Bce ha poi auspicato che il tema del cambiamento climatico sia considerato adeguatamente nella politica monetaria e ha ribadito che «è fuori questione» che un domani le banche centrali aggiungano il Bitcoin tra i propri asset. La criptovaluta, ha detto, «non è una moneta» perché «gli mancano alcuni degli attributi chiave» come «la stabilità». Invece, «un euro digitale potrebbe fornire strumenti aggiuntivi per contrastare i rischi per la stabilità finanziaria», ha detto Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo Bce, a un seminario online organizzato da Bruegel. «Ad esempio, potrebbe fornire alla banca centrale informazioni in tempo reale sui flussi di deposito, consentendo una reazione rapida se necessario».

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