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Visco: con i prestiti Bce 0,5% di Pil in più

«Il rilancio degli investimenti, pubblici e privati, nazionali ed europei – è cruciale per avviare rapidamente la ripresa». Non vi sono dubbi su quale sia l’obiettivo prioritario della politica economica, in Italia e in Eurolandia, per il governatore della Banca d’Italia. Ignazio Visco ha aperto ieri a Milano la giornata di dibattito al convegno Eurofi, introduzione finanziaria al consiglio Ecofin a presidenza italiana. «Nell’intera eurozona i dati più recenti indicano che le prospettive della crescita restano scarse e che la debolezza dell’economia non è più confinata solo ai paesi sotto stress» ha esordito il numero uno della banca centrale italiana. Un aiuto potrebbe arrivare dai finanziamenti Tltro che la Bce erogherà settimana prossima alle banche: prestiti che dovranno essere usati per concedere nuovo credito alle imprese e che, secondo le stime di Bankitalia, potranno avere un impatto benefico sul Pil italiano dello 0,5%. «Un ammontare consistente», osserva Visco.
Ma il Governatore ha poi ricordato che le aspettative di medio termine dell’inflazione si sono ridotte in modo marcato. Una situazione di bassa inflazione o con tassi perfino negativi rende più difficile il consolidamento del debito, privato e pubblico, mentre le persistenti rigidità dei valori nominali frena l’aggiustamento dei prezzi relativi, ha spiegato, dopo aver ricordato che in questo momento solo in un orizzonte che arriva fino al 2022, cioè fra più di sette anni l’inflazione attesa tornerebbe ad essere coerente con la definizione di stabilità dei prezzi della Bce, ovvero il «close to 2 per cent». E poiché evitare che le aspettative di medio termine dei prezzi si «disancorino» da questo punto di riferimento è essenziale, secondo Visco «se necessario, altri interventi di politica monetaria dovranno essere intrapresi». Del resto, ha osservato il governatore, rispetto al passato oggi la politica monetaria ha un valido alleato che è la politica macroprudenziale. Quel che è certo, dice Visco, è che la frustrante performance dell’economia dell’Unione europea va molto al di là delle esperienze passate e «al cuore del problema c’è la debolezza della domanda aggregata, in particolare degli investimenti». Tanto più importante, quindi è esercitare una forte iniziativa su questa variabile che è al tempo stesso cruciale per il rilancio sia della domanda che dell’offerta produttiva, tenendo presente che in Italia la caduta degli investimenti dall’inizio della crisi finanziaria nel 2007 è stata tra il 25 e il 30 per cento .
Ma occorre farlo, come ha poi spiegato il governatore a margine del convegno, senza attenuare l’attenzione sul risanamento finanziario. In Italia «bisogna crescere di più» ha ribadito. «La componente di attenzione alla solidità di bilancio è importante, bisogna garantirla, ma ovviamente con tutta la capacità di capire che cosa si finanzia: occorre cioè finanziare gli investimenti e ridurre le spese correnti». «Mi pare che la presidenza italiana della Ue abbia colto bene l’esigenza di migliorare le forme di finanziamento degli investimenti non solo attraverso il canale bancario, ma attraverso intermediari che vanno al di là delle banche».
Sotto questo profilo, sono quattro i punti qualificanti dell’agenda italiana per l’Europa, che Visco ha ricordato ieri: occorre in primo luogo ridurre il costo del capitale; in secondo luogo si debbono rilanciare le cartolarizzazioni, che sono state praticate «con modalità molto negative prima della crisi e invece sono uno strumento utile». Occorre poi sviluppare quelle fonti finanziarie reperibili sul mercato dei capitali; infine, si deve investire in infrastrutture. Su quest’ultimo punto in particolare, il governatore ha voluto sottolineare che il rilancio delle infrastrutture, materiali e immateriali, è essenziale per garantire il successo del mercato unico. Infine, Visco ha affermato che un sostanziale rafforzamento della ripresa in Europa, necessario per guadagnare una uscita definitiva dalla crisi, non può essere ottenuto con azioni isolate di singole autorità di politica economica. In particolare, ha dichiarato «la politica monetaria da sola non può rivitalizzare la crescita e garantire la stabilità finanziaria se i problemi che hanno generato la crisi non verranno affrontati a livello nazionale e a livello europeo». La parola, adesso, è agli altri policy maker.
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