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Visco: banche, pronti 200 miliardi per le imprese

Risorse mai cosi consistenti, fino a 200 miliardi, alle banche italiane, da dirottare a famiglie e imprese e una spinta alla crescita del Pil di un punto percentuale nell’arco dei prossimi due anni: potrebbero essere questi gli effetti delle misure anti crisi annunciate il 5 giugno dalla Bce, secondo le valutazioni fatte dalla Banca d’Italia e illustrate ieri dal governatore Ignazio Visco nel suo intervento all’assemblea annuale dell’Abi che ha confermato alla presidenza Antonio Patuelli. Le otto operazioni del programma della Bce di rifinanziamento a lungo termine alle banche (Tltro) condizionato alla concessione di prestiti — esclusi i mutui — a imprese e famiglie che inizierà in settembre per concludersi nel giugno 2016, rende «potenzialmente disponibile per le banche italiane un ammontare cospicuo che può superare i 200 miliardi» ha detto Visco. Il quale ha messo in luce come la Banca d’Italia contribuirà a realizzare tale obiettivo ampliando la gamma di collaterali da dare in garanzia a Francoforte ( per attività pari a 120 miliardi) «con modalità tali da incentivare il credito alle piccole e medie imprese». 
Quel che è importante, ha aggiunto Visco è che i prestiti della Bce potrebbero mettere in moto stimoli all’economia tali da far aumentare il Prodotto interno lordo italiano di un punto percentuale (14 miliardi circa ) in due anni. Un contributo prezioso visto che il governatore ieri ha iniziato il suo intervento avvertendo che «nell’area dell’euro la crescita è ancora molto debole» e che «in Italia la ripresa stenta ad affermarsi» con le condizioni del mercato del credito «che riflettono con ritardo i segnali di lento miglioramento della congiuntura».
La crescita «debole e incerta» e «l’alta disoccupazione» sono problemi comuni a molti paesi europei, ha detto a sua volta il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, al suo primo intervento di fronte al pubblico di manager e amministratori del mondo bancario e finanziario. Con l’occasione il ministro ha ribadito i punti principali dell’agenda economica della presidenza italiana della Ue avvertendo che per «la crescita non ci sono scorciatoie».
Oggi l’Italia «gode di estremo interesse da parte degli investitori, sta a noi non sprecare questa occasione, perché non durerà per sempre», ha quindi aggiunto il ministro. «C’è una finestra di opportunità ampia ma non illimitata che deve essere sfruttata appieno». Sfruttando «l’interazione tra riforme strutturali, misure della Bce e progressiva dinamicità delle banche», ha spiegato. Secondo il ministro, governo e banche, in questo scenario devono fare la loro parte. Il primo con le riforme, che «devono andare insieme al consolidamento del bilancio», e con l’apertura di nuovi canali di finanziamento alle imprese alternativi a quello bancario. Le seconde «assicurando il credito». E sulle tasse «la pressione fiscale deve essere ridimensionata, non c’è dubbio», ha detto accennando così in modo stringato e generico al tema centrale della relazione introduttiva di Patuelli che ha riproposto la richiesta di eliminare le penalizzazioni soprattutto in materia fiscale del sistema creditizio italiano (colpite da più di 670 provvedimenti normativi in 5 anni) rispetto ai competitori del resto d’Europa. Il numero uno dell’Abi si è soffermato anche sulla questione etica, dopo gli scandali del Monte dei Paschi di Siena e della Cassa di Genova. «Quando emergono e vengono giudiziariamente accertati casi di violazione di legge da parte di esponenti bancari, la nostra indignazione è ancor maggiore di quella che quotidianamente proviamo verso la troppa diffusa trasandatezza civile che caratterizza un’Italia che è troppo assuefatta ai casi quotidiani di corruzione, evasione fiscale e criminalità in genere che configurano una vera crisi dell’etica pubblica».
Un riferimento quello di Patuelli raccolto da Visco il quale ha sottolineati che «l’etica deve essere più rigorosa». e ha segnalato due priorità: il sistema finanziario, ha detto, da una parte «deve riguadagnare la fiducia del pubblico» e, dall’altra, «deve dimostrare di saper svolgere appieno le funzioni che gli sono proprie, non facendo mancare il finanziamento a chi lo merita, sostenendo l’economia reale».

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