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Visco: “Banche, i cda costano troppo” Bazoli: il nostro sistema va bene così

Il governatore di Bankitalia torna ad avvisare le vigilate: non è più tempo di bonus stellari e strutture pletoriche, la crisi costringe a snellirle e svecchiarle con più donne e giovani nei vertici. Il seminario tenuto a Via Nazionale su “Governo societario e sana e prudente gestione delle banche” diventa occasione per spronare il ceto bancario, che non brilla per dinamismo ma deve cambiare per sopravvivere. Cinque anni di crisi, due recessioni, maggiori vincoli patrimoniali e regolamentari costringono a rivedere costi e abitudini per salvaguardare un minimo la redditività, sotto il 5% per qualche anno. In futuro il paese dei 741 istituti, leader europeo per densità di sportelli e nelle retrovie per asset gestiti da singola banca, dovrà cambiare e ridurre un rapporto medio costi/ricavi che nel 2011 era al 67% per le quotate (un po’ peggio della Francia, molto peggio di Spagna e Regno Unito), e fino al 71% per gli istituti minori.
Il governatore, nel notare i progressi del sistema e la buona tenuta nella tempesta, ha detto: «Restano resistenze e critiche all’azione correttiva di vigilanza circa aspetti problematici della governance, come stipendi e bonus dei vertici non coerenti con l’attuale crisi o costi connessi ad assetti di governo pletorici e eccessivamente articolati. Servono sforzi aggiuntivi ». Per Visco il buon governo bancario «è importante almeno quanto la disponibilità di capitale »; tanto più che la determina, se si parla di investitori istituzionali. Il governatore ha chiesto di accrescere «la presenza femminile e più in generale la diversità di età ed esperienze tra i consiglieri», perché «allarga le prospettive di analisi, riduce l’uniformità dei comportamenti, attenua gli effetti prociclici». Il suo dg Fabrizio Saccomanni ha auspicato «comportamenti proattivi, e l’eliminazione di male pratiche di nomina, specie nelle popolari, e nei diritti dei patti parasociali». Ospiti erano i maggiori banchieri del paese, per ascoltare e anche parlare. Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo – che è anche prima socia di Bankitalia – forse sentitosi chiamato in causa ha detto: «Il sistema duale (di cui l’istituto è alfiere, ndr) non è fallito, funziona.
Dopo una fase sperimentale ha effetti molto positivi, e anche se ha bisogno di adeguate modifiche e integrazioni è del tutto ragionevole esplorarne la potenzialità». Il gruppo che Bazoli presiede sta modificando la governance, per introdurre i manager nel consiglio di gestione e snellire l’iter dei due consigli, che nel 2011 ha generato 235 riunioni.
«Le banche italiane hanno costi troppo alti rispetto ai ricavi – dice Claudio Scardovi, managing director di Alix Partners – e sistemi di rappresentanza molto stratificati, sia per l’esistenza di piccoli gruppi sia perché quelli grandi non inseriscono i loro manager (già stipendiati) nei cda delle controllate, spesso ambite da non professionisti espressi a livello locale». Pare il caso delle fondazioni, che di grandi e medie banche sono socie. Non è solo un problema di costi: anche di leva gestionale, che si rallenta e annacqua scendendo per li rami. Qualcuno – come Intesa Sanpaolo e Unicredit – lavora da solo a semplificare marchi, direzioni generali e consigli. Altri presto potrebbero doverlo fare mettendo in comune attività o gruppi interi.

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