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Visco: avanti con le riforme L’Italia va meglio di altri

«Il ritardo di alcune riforme ha portato a un appesantimento dei conti pubblici, ma siamo in condizioni migliori di altri Paesi». Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco si sforza di trovare uno spiraglio positivo. Il contesto è difficile («Non userei il termine declino, ma sicuramente una fase di stagnazione molto prolungata»), ma è proprio in questi momenti, sottolinea, che si ha il dovere di gettare fondamenta solide per il futuro.
Visco è a Venezia per concludere il convegno sui laureati e l’occupazione organizzato da AlmaLaurea. Parla alle 5 del pomeriggio, ma è in sala dalle 10 del mattino. Ha seguito tutti gli interventi e preso nota. Sono i temi che studia da una vita come economista. E non ha preparato un testo scritto, non ne ha bisogno. Ammette: «E’ difficile intervenire quando l’orizzonte politico è così breve». Spiega: «La recessione ha aggravato soprattutto la situazione dei giovani che era già difficile. Abbiamo di fronte una segmentazione del welfare, salari d’ingresso bassi e un rallentamento nelle progressioni di carriera». I segnali di sofferenza erano evidenti già una decina di anni fa, ma sono stati ignorati. «E’ mancata, come invece non è accaduto negli Stati Uniti — dice il governatore — una forte risposta nella ricerca e nella conoscenza per far fronte a un mondo diverso anche rispetto a pochi anni fa. Il nostro sistema si sta aggiustando in ritardo». Insiste sul ruolo decisivo della scuola («tutta la scuola non solo l’università») e sul «capitale umano come fattore cruciale». Poi c’è il mercato del lavoro. Il governatore riconosce che «la flessibilità a volte non è la migliore possibile». Per questo va sempre accompagnata dalla «protezione di chi nel lavoro non trova soddisfazione». Un monito ai politici, ma risparmia gli imprenditori. «Per tagliare i costi, mandano a casa i dipendenti più anziani e li rimpiazzano con i giovani che costano meno. Così potranno ottenere credito, ma resisteranno solo un paio di anni. O cambiano o devono uscire dal mercato lasciando spazio ad altri». Visco richiama anche le banche: «Devono essere attente non solo alle garanzie reali delle imprese ma anche alle loro prospettive di sviluppo».
E per questo che chiede «riforme sui servizi protetti da rendere meno protetti, un accesso più conveniente ai mercati del capitale per le imprese dinamicamente innovative e oneri burocratici più ridotti». Auspica una società in cui nessuno smetta di acquisire conoscenze per adattarsi ai cambiamenti continui («Dovremmo essere tutti un po’ ricercatori» dice alla platea di rettori e docenti universitari) per vincere «la corsa contro la macchina, di cui parlano alcuni economisti». E infine sogna «una società che valorizzi il merito, senza essere per questo meritocratica».

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