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Visco: in arrivo la mappa delle sofferenze, poi i piani

I primi dati dovranno arrivare in Banca d’Italia entro la fine del mese. Per gli istituti di credito si tratta di trasmettere alla Vigilanza tutte le cifre e le caratteristiche perlomeno della metà dei loro crediti difficili, superiori ai 100 mila euro, che sono la maggioranza, se non nel numero, sicuramente nel valore. Il resto dovranno farlo arrivare entro la fine dell’anno. E non sono solo i numeri aggregati a interessare i controllori di Palazzo Koch, ma anche e soprattutto i singoli dettagli, dalle garanzie che assistono il prestito non ancora rimborsato, allo stato delle procedure di recupero in corso, spesso sepolte tra i faldoni degli uffici legali.

Solo avendo il quadro preciso delle sofferenze in carico al sistema, secondo il governatore Ignazio Visco ( nella foto ), si possono disegnare piani e meccanismi di smaltimento seguendo le linee guida indicate la scorsa settimana dalla Bce per le banche europee più significative (le italiane sono 10). Si tratta di una sorta di checklist per verificare la reale situazione degli istituti creditizi rispetto agli Npl ( non performing loans ) in portafoglio, al fine di mettere in piedi, in tempi più brevi possibili, programmi biennali o triennali di assorbimento. Visco è partito in anticipo nella verifica chiedendo sin da gennaio a tutte le banche italiane, non solo a quelle più grandi direttamente controllate da Francoforte, di mettere ordine nel bilancio facendo emergere tutte le sofferenze complete di ogni dettaglio. I casi di Mps ma anche di Veneto Banca, di Popolare di Vicenza, nonché le vicende legate al salvataggio degli istituti regionali, hanno messo il sistema italiano sotto il riflettore dei mercati e Visco ha deciso di accelerare l’intervento sui crediti difficili anche al di là delle iniziative prese nell’emergenza, dalle Cags ad Atlante e alla semplificazione delle procedure fallimentari.

Gli allarmiÈ partito in anticipo con le segnalazioni statistiche, ma nello stesso tempo ha cercato, insistendo a più riprese, sulla questione di ridimensionare gli allarmi sulle sofferenze, cioè su quella parte dei Npl diventati quasi inesigibili, pari (al netto delle svalutazioni) a 87 miliardi, di cui 50 assistiti da garanzie reali che di per sé valgono 85 miliardi. Si parla dunque, secondo il governatore di Bankitalia, di 37 miliardi, concentrati nella maggior parte presso banche in buone condizioni finanziarie, di cui solo 15 in portafoglio delle banche con carenze di capitale, e solo 7-8 che potrebbero destare timori sui mercati. «Una cifra rilevante certo, ma sicuramente non un’emergenza di sistema» ha osservato recentemente.

Il problema, seppure ridimensionato, non cambia però il fatto che le banche italiane devono abbassare il peso delle sofferenze che solo da poco hanno smesso di crescere, per riacquistare redditività. E per farlo devono da una parte cercare di alzare il prezzo della cessione delle sofferenze sul mercato, che attualmente si aggira su 17-20 centesimi per euro rispetto ai 40 del valore inscritto al bilancio, e dall’altra riorganizzare la gestione interna dei crediti difficili, incentivandone il recupero.

Le indicazioniIl primo passo della checklist è quindi conoscere l’esatta situazione perché, come dicono le istruzioni date da Bankitalia alle banche, «la difficoltà di mettere a disposizione dei potenziali acquirenti un adeguato e affidabile set informativo implica tempi lunghi per la definizione delle trattative e può indurre a prevedere forti sconti sul prezzo di vendita di tali partite». Se così non fosse e se si riuscisse a ridurre in modo significativo i tempi dei giudizi anche in seguito alla riforma normativa adottata, il valore delle sofferenze- dice un’analisi tecnica di via Nazionale – raggiungerebbe quelli di bilancio.

«Serve tempo» ha sempre detto Visco chiedendo alle banche, cosi come fa la Bce, una politica attiva nella gestione dei Npl che vuol dire, come indicano gli esperti di Francoforte, intervenire anche nella governance e nel management. Per il sistema italiano vorrà dire, come ha spiegato in Parlamento Paolo Angelini, numero due della Vigilanza, «investire nelle strutture interne, facendo attenzione ai possibili conflitti d’interesse e agli schemi di incentivo; esternalizzarne la gestione a operatori specializzati; effettuare operazioni di cessione».

La Bce non sollecita scadenze, le sue indicazioni non sono vincolanti, ma Visco riconosce che la gradualità del percorso italiano richiederà «l’intensificazione» degli sforzi di tutti, delle banche innanzitutto, ma anche di governo e parlamento per proseguire la semplificazione normativa e prevedere interventi a sostegno della crescita.

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