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Visco: alle urne il populismo anti-austerity non vincerà

Alla preoccupazione che permea le analisi sull’eurozona e sull’Italia degli esperti del Fmi ha risposto ieri, indirettamente, il Governatore della Banca d’Italia. Ignazio Visco si è soffermato a lungo in particolare sulle questioni che riguardano il futuro prossimo del nostro paese, compresi i risvolti economici dell’oramai prossima tornata elettorale, in un’intervista concessa alla Cnn. E alla domanda che dà voce al modo con cui i mercati considerano le prospettive italiane (non pensa che in vista delle elezioni i politici sceglieranno di abbandonare l’austerity) Visco ha replicato: «Intanto, il dibattito politico non è ancora iniziato davvero, quindi vedremo. Poi, io credo che nessuno possa andare contro l’austerity. Non è un punto per vincere, perché non è nell’interesse del Paese interrompere un processo di aggiustamento che in Italia è stato molto importante, più significativo che altrove». E questo percorso è stato reso possibile secondo il governatore anche grazie al fatto che in Italia il settore privato, complessivamente, «aiuta».
Infatti «il debito privato è molto più basso rispetto alla maggior parte dei paesi europei e ha assorbito una buona parte dello shock». Inoltre, il debito immobiliare delle famiglie italiane «è il più basso» in Europa. In terzo luogo, ha proseguito il Governatore, in Italia «la maggior parte dell’aggiustamento fiscale è già stata decisa e avviata».
Ma può l’Italia permettersi tassi d’interesse superiori al 5%? Incalza l’intervistatore dell’ufficio inglese di Cnn. «Guardi, l’Italia può sostenere anche tassi più elevati del 5% e in passato lo ha fatto». La questione all’ordine del giorno, spiega il banchiere centrale, non è la sostenibilità del debito ma i costi che questo fardello comporta. «Il costo è in definitiva il tasso di crescita, che è molto basso». Quanto al contesto europeo e al rischio di un euro-break Visco si definisce «molto più fiducioso di un anno fa. La differenza è spettacolare a livello sia politico che economico. «Come ha detto Draghi – ha aggiunto – l’euro è irreversibile». In altri termini «stiamo progredendo verso più Ue, non meno Ue – ha aggiunto -. Stanno facendo progressi la discussione verso un’Unione bancaria e l’idea di un’Unione di bilancio, con un unico Tesoro e un unico ministro delle Finanze». Ma non basta. Essenziale è il ruolo della politica monetaria: «Le decisioni di politica monetaria sono molto importanti, perché le decisioni politiche hanno bisogno di tempo e nel frattempo i mercati non possono aspettare, per cui la politica monetaria sta fornendo un ponte» per contenere il rischio di un aumento dei differenziali nei tassi di interesse derivante dai timori.
Un rischio sul quale peraltro il governatore si era soffermato in mattinata nel corso di un seminario a margine dei lavori del Fondo. Gli aggiustamenti fiscali nell’Eurozona «semplicemente non possono essere rinviati» aveva affermato il governatore in quanto, come diceva già Jacques Delors, quando le pressioni sui mercati sono forti «non c’è altra risposta» che tentare di convincere le forze alla base delle turbolenze.

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