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Vip e multinazionali la lotta all’evasione frutta il 30% in più

 ROMA Calciatori, campioni dei motori e divi del palcoscenico, ma anche multinazionali e società finanziarie. Ammonta a 30 miliardi di euro il bottino, in termini di imponibile evaso e accertato dalla Guardia di Finanza nel 2015 sul terreno internazionale: il dato è stato fornito ieri dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in occasione dei 242 anni dalla fondazione delle Fiamme Gialle. La cifra non è stata divulgata negli ultimi due anni, durante i quali la Gdf non ha reso noto il dettaglio dei risultati sull’estero. Oggi il confronto è possibile: nel 2014 furono accertati 23 miliardi e dunque l’incremento è stato del 30 per cento. «Sommerso e corruzione inquinano l’economia », ha osservato Padoan.
Un maggior numero di operazioni, circa 444 interventi, ma anche una spinta sull’acceleratore della lotta all’evasione più sofisticata, quella che richiede un alto grado di professionalità. Dei 30 miliardi infatti ben 21 riguardano la «fittizia residenza » all’estero: è il caso dei vip che pongono la residenza a Montecarlo e poi vengono scoperti a lavorare regolarmente in Italia.
Il bottino avrebbe potuto essere anche più corposo sul versante dei redditi personali dei super ricchi sfuggiti al fisco, tuttavia il 2015 è stato l’anno della voluntary disclosure, cioè la sanatoria sul rientro dei capitali (ne sono stati regolarizzati per circa 59 miliardi) e dunque le Fiamme Gialle non hanno potuto bussare alla porta di chi si era blindato con lo scudo pagando tasse e sanzioni.
Azione complessa della Guardia di Finanza anche nei confronti del sofisticato mondo delle multinazionali, che da ieri con l’approvazione da parte del Consiglio Ue della direttiva anti evasione, troverà dei paletti assai più rigidi. «Sarà più difficile trarre indebito vantaggio dalle differenze tra i sistemi fiscali nazionali», ha commentato Padoan facendo riferimento alle norme della direttiva che prospettano una stretta sulle operazioni internazionali infragruppo e sulla rilocalizzazione all’estero di asset aziendali (la cosiddetta “exit tax”).
E proprio sulle alchimie fiscali delle grandi imprese straniere, a partire dalle grandi piattaforme Internet, si è concentrato l’occhio della Guardia di Finanza, che ha individuato nel 2015 circa 7 miliardi di imponibile evaso. La pratica è quella di multinazionali straniere che operano normalmente in Italia, spesso attraverso la Rete, producendo affari e fatturato, ma senza pagare le tasse. L’azione delle Fiamme Gialle è stata quelle di individuare e attribuire alla società straniera un «stabile organizzazione» nel nostro paese, condizione che costringe al pagamento delle imposte.
Altri due miliardi, dei 30 recuperati, riguardano infine il cosiddetto transfer pricing: le operazioni infragruppo, tra una controllata e l’altra di una stessa multinazionale con costi gonfiati o con il gioco delle deduzioni incrociate tra uno Stato e l’altro (pratica ora limitata fortemente dalla direttiva Ue).
Roberto Petrini
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