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Viola: “Un anno fa eravamo spacciati con l’aumento Mps torna nell’arena”

Oggi l’assemblea Mps vota l’aumento da 5 miliardi, con cui la terza banca italiana rimborsa 3 miliardi al Tesoro ed evita la statalizzazione. «Un anno fa pochi l’avrebbero scommesso, oggi si volta pagina », dice l’ad Fabrizio Viola, tornato da Londra e New York, dove ha trovato investitori «estremamente fiduciosi» sul nuovo corso senese e italiano.
Cosa le hanno detto all’estero?
«Incontrando circa 50 gestori di fondi comuni e hedge ho riscontrato molto interesse su Mps, in un contesto di grandi aspettative sul governo e le politiche di rilancio dell’economia. Piace la percezione che finalmente qualcosa si muova, tra fatti e promesse. Al contempo si sono generate enormi attese di risultati: è importante che Renzi le soddisfi, perché il favore dei mercati può girarsi in fretta».
In 16 mesi l’aument o
Mps è cresciut o da 1 a 5 miliardi: come spiega un salto
del genere?
«Non ci sono salti logici: Mps ha sempre reagito tempestivamente ai cambiamenti di scenari esterni e ai fatti della gestione. Dal miliardo di aumento deliberato in ottobre 2012 ci sono stati di mezzo 800 milioni di perdite sui derivati, 5,6 miliardi di accantonamenti su crediti, il piano con l’Ue, i test verso la vigilanza unica. Solo l’11 marzo abbiamo avuto contezza delle regole sui test Bce, e abbiamo proposto di alzare a 5 miliardi l’aumento».
Che rischi ci sono tra mercati, test Bce, congiuntura, che 5 miliardi non bastino?
«Ho fiducia che bastino. Credo che l’esito dei test Bce a ottobre sia il rischio principale, mentre non temo quelli di mercato, né a brevissimo altre recessioni ».
E i rischi di esecuzione dell’aumento di giugno?
«Quelli tipici delle grandi operazioni. Ma i riscontri del road show e il fatto che da marzo il capitale Mps sia passato di mano più di una volta mi fanno ritenere che l’approccio sia positivo, e che l’inoptato sarà minimo ».
Pare che Bankitalia vi chiedesse di raccogliere più di 3 miliardi, o vietava il rimborso dei Monti bond.
«Bankitalia ci ha autorizzato il 14 maggio a rimborsare 3 miliardi di bond, più interessi e sovrapprezzo, a condizione che si realizzasse l’aumento da 5 miliardi. La ritengo una buona notizia perché rimuove elementi di incertezza».
Come vede il patto al 9% tra Fintech, Btg Pactual e l’ente Mps, oggi in assemblea? È vero che il management cerca investitori per bilanciarlo?
«Non è nei compiti dei manager valutare o definire l’assetto azionario. Uno dei pattisti ha dichiarato che la loro logica d’investimento è di medioperiodo. Penso che il 2017, punto di arrivo del piano, sia il termine più corretto per valutare risanamento e rilancio di Mps».
Come valuta l’addio di Antonella Mansi e il suo operato in Fondazione Mps?
«Confermo che Mansi è stata brava e fortunata. Ho letto con sorpresa le sue motivazioni di indisponibilità, mi sembrano personali e come tali le rispetto ».
Mps quota su multipli “da
preda”. Si sente nel mirino?
«Da dicembre le banche, specie periferiche, si sono molto apprezzate. Le spagnole e greche quotano ben sopra i mezzi propri. Noto che il piano Mps prevede al 2017 redditività pari al costo del capitale, ora siamo 0,6/0,7 volte i mezzi propri».
Sarete interessati dalle fusioni bancarie attese dal 2015?
«Mi limito a dire che il nuovo complesso regolamentare favorirà operazioni transnazionali, per il venir meno di asimmetrie e incertezze nel valutare le banche europee».
Ch e dice dei conti del primo trimestre, ottavo in rosso?
«Si conferma il miglioramento patrimoniale e finanziario, e il lavoro sull’efficienza che ha portato a ridurre i costi operativi come nessuna banca europea negli ultimi due anni. Iniziamo poi a raccogliere sui ricavi: senza il sovrapprezzo ai Monti bond il margine d’interesse crescerebbe del 4%, le commissioni salgono del 10%».
I vincoli Ue hanno comportato una limatura al suo stipendio.
Post aumento quanto guadagnerà?
Darete premi ai manager?
Come valuta gli sforzi di
Renzi sui compensi?
«L’anno scorso ho guadagnato 1,7 milioni lordi, dal 1° dicembre 2013 la mia retribuzione annua è 500mila euro, per impegni assunti con l’Ue. In caso di buon esito dell’aumento tornerò a guadagnare come da contratto, e proporrò un piano di fidelizzazione ai manager. A Renzi dico che è importante rispettare criteri di equità, ma anche professionalità e condizioni di mercato».
Come va il riassetto di Sorgenia che vi deve 600 milioni?
«I contatti tra banche e azionisti sono in corso, al fine di arrivare per fine mese a una soluzione che consenta a Sorgenia di portare avanti con successo il piano di riassetto».
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