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Viola: servono nuovi soci stabili per Mps

Solo pochi mesi per raggiungere due obiettivi strategici e strettamente collegati: la messa in sicurezza della Fondazione Mps, con la vendita della partecipazione (33,5%) in Banca Monte dei Paschi; e il varo dell’aumento di capitale da 3 miliardi, già approvato dagli azionisti, che consentirà al gruppo di Rocca Salimbeni di evitare la nazionalizzazione.
In un messaggio inviato ai dipendenti subito dopo la conferma della fiducia e la conseguente decisione di restare a Siena, l’amministratore delegato Fabrizio Viola esprime la convinzione che «sia indispensabile definire gli assetti azionari» del Monte «attraverso l’entrata nel capitale di nuovi azionisti stabili, in modo da assicurare tempestivamente la fattibilità» della manovra di rafforzamento del capitale. «Affronteremo i prossimi passi – dice Viola nella lettera ripresa da Radiocor – mantenendo alta la determinazione, con il massimo impegno per favorire le condizioni di realizzabilità dell’aumento e di conseguenza del piano che abbiamo responsabilmente programmato».
Anche il presidente Alessandro Profumo ribadisce la volontà di andare avanti: «Faremo la ricapitalizzazione, dice. E in un’intervista al quotidiano Repubblica spiega di «essere rimasto a Siena, insieme a Viola, perchè altrimenti il traguardo della ricapitalizzazione sarebbe diventato impossibile e perchè crediamo nel progetto Mps. Se salta l’aumento di capitale non rischia soltanto il Monte, ma l’intero sistema bancario», dice ancora il manager, aggiungendo che «si sarebbe aspettato da parte del ministro Saccomanni un’incisività maggiore nei confronti della Fondazione Mps».
Parole molto nette e dure, quelle di Profumo. A cui ha risposto ieri Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri. «Credo che sia un’affermazione avventata e destituita di ogni fondamento», è il commento di Guzzetti sui rischi che correrebbe l’intero sistema, nel caso di mancata ricapitalizzazione di Banca Mps. «Non bisogna far fallire nessuno, è chiaro – ha aggiunto – ma a me pare un’affermazione pesante». Per quanto riguarda invece il dossier aperto dall’Ente senese per vendere la quota Mps, il leader della Fondazione Cariplo si tira fuori: «Non sono della partita», taglia corto Guzzetti.
Tolta, forse definitivamente, l’ultima speranza di concretezza alla prospettiva di una cordata di Fondazioni pronta a intervenire sul dossier Montepaschi (Compagnia di Sanpaolo e Ente Cassa Firenze si erano già sfilate), tutta l’attenzione è adesso concentrata sulle prossime mosse di Antonella Mansi, numero uno della Fondazione di Palazzo Sansedoni. «È positivo che il cda della banca abbia deciso in continuità di proseguire nell’implementazione del piano di ristrutturazione», commenta l’imprenditrice maremmana, aggiungendo che «non c’è mai stata sfiducia nel management di Rocca Salimbeni. La Fondazione continuerà a lavorare al fianco dei vertici dell’istituto in maniera trasparente e in una logica di dialogo», dice, con l’auspicio che «torni la serenità, perchè le sfide che attendono tutti noi sono molto importanti».
Mansi, a Siena dallo scorso settembre, scadrà in aprile per effetto dell’esercizio “corto” previsto dallo statuto: ha dunque meno di quattro mesi per vendere la partecipazione in Mps (ieri il titolo ha guadagnato lo 0,42% a 0,187 euro), chiudere l’indebitamento (340 milioni) e assicurare un reddito alla Fondazione. Poi toccherà al Monte che, sulla base dei conti 2013, preparerà l’aumento di capitale nel secondo trimestre dell’anno.

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