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Viola: il piano Mps va avanti A ottobre rimpasto in cda

Un anno fa di questi tempi il Monte dei Paschi trattava con la Commissione europea sul nuovo piano industriale, premessa necessaria per vedersi autorizzati i Monti bond. Ora gli occhi sono puntati essenzialmente sugli stress test della Bce, ma intanto il «piano sta facendo passi avanti», ha detto ieri il ceo Fabrizio Viola parlando della nuova banca multicanale Widiba, che – di quello stesso piano – rappresenta una delle novità più rilevanti per il gruppo e le sue prospettive di rilancio.
Nel settore c’è chi dentro al suo perimetro ha già una banca digitale (da Fineco a IwBank, da CheBanca! a WeBank) e chi preferisce sviluppare il canale a fianco di quelli tradizionali, invece il Monte ha fatto la scelta – non scontata – di partire da zero, unendo al digitale anche il canale dei promotori finanziari in una newco, che a maggio ha ricevuto il via libera dalla Vigilanza. Dopo un anno di messa a punto della piattaforma, la banca sarà operativa da domani (per due settimane soltanto per la “community” delle 130mila persone che hanno contribuito a costruirla) e di qui al 2016 punta a trovare la strada dell’utile; dopo quattro anni l’obiettivo è quello di raccogliere oltre 500mila clienti e più di 20 miliardi di masse intermediate.
Widiba sta per Wise Dialog Banking («fare banca attraverso un dialogo sapiente») e punto di partenza sarà uno staff di 70 persone, guidato dall’ad Andrea Cardamone (mentre Viola è presidente), 700 promotori finanziari (l’intera rete del gruppo) e 145 negozi finanziari, più un capitale sociale di 100 milioni. «La gente – ha spiegato Cardamone, già al fianco di Viola ai tempi di Bpm come dg di WeBank – vuole cose semplici. Noi abbiamo cercato di fare cose semplici, anche se è molto più complicato di fare quelle complicate»: in quest’ottica, Widiba offrirà numeri di conto personalizzati e al posto delle password si potrà usare il riconoscimento vocale, mentre gli utili – dall’esercizio 2016 – saranno cercati attraverso il contenimento dei costi tipici di una banca web (si punta a un cost/income del 50%) e tutti i servizi bancari, compresi i crediti. «In ogni caso, gli impieghi non supereranno il 27% della raccolta», anticipa Cardanome, spiegando che il resto sarà destinato alla capogruppo e che il Core Tier 1 della banca sarà superiore al 12%.
Il punto sul piano
«Oggi si realizza un passaggio importante della nostra strategia», ha evidenziato ieri Viola. Ricordando che il piano al 2017 era, sì, incentrato sul profilo patrimoniale della banca, «ma anche sull’avvio di un processo di crescita della produttività commerciale, creando le condizioni perché la banca ritorni redditizia». Negli ultimi 15 mesi, accanto all’aumento-monstre da 5 miliardi, la banca ha ritoccato la governance (abolendo il tetto del 4% ai soci diversi dalla Fondazione) e ridotto l’esposizione sui titoli di Stato, rimborsato 5 miliardi di fondi Ltro alla Bce e chiuso 460 agenzie, ha restituito 3 miliardi di Monti bond e ha continuato a lavorare sui conti, con 760 milioni di risparmi l’anno rispetto ai valori 2011. Uno sforzo non indifferente che il Monte farà valere anche nel corso dei colloqui in Bce attesi nei prossimi giorni in vista degli stress test.
Il rimpasto
Sempre nei prossimi giorni, si dovrebbe chiudere anche il rimpasto interno al board, dopo la richiesta dei nuovi soci Btg e Fintech di avere propri rappresentanti dentro al cda. La cooptazione dei due consiglieri di Mps che dovranno sostituire Marco Turchi e Paola Demartini i quali, nei giorni scorsi, hanno dato la disponibilità a dimettersi per fare posto ai rappresentanti dei soci sudamericani «spero arrivi nel prossimo cda», in calendario a ottobre, ha detto ieri il presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich. «È un passo fondamentale», ha aggiunto ieri il neo presidente dell’ente, ribadendo la volontà di farsi promotore di un allargamento del patto di sindacato ad altri soci: «Il 9% non dà stabilità di lungo periodo», ha ricordato ieri Clarich.

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