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Vincono gli avvocati La Consulta boccia l’accordo tra le parti

Niente conciliazione. Quindi tutti contro tutti. È questo l’effetto della decisione della Corte costituzionale che ieri ha bocciato la mediazione obbligatoria. Crolla dunque l’impalcatura su cui Angelino Alfano (allora ministro della Giustizia) aveva costruito la sua battaglia contro la lentezza della macchina giudiziaria italiana: passaggio obbligatorio attraverso una mediazione per abbreviare i tempi dei processi.
La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per eccesso di delega, del decreto legge che prevedeva il carattere obbligatorio della mediazione. Una decisione accolta come un trionfo dal mondo dell’avvocatura che si era sempre opposto a questa riforma. «È una vittoria per noi che abbiamo sempre creduto nell’incostituzionalità della mediazione — esulta Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura —. L’obbligatorietà e i costi alti costituivano un meccanismo perverso che, oltre a limitare l’accesso alla giustizia, avviavano un processo di privatizzazione di un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Adesso ci allineiamo a quanto detto dal ministro Severino e cercheremo di valorizzare la mediazione facoltativa che rimane comunque un efficace strumento di velocizzazione della giustizia».
Il sospetto però è che gli avvocati abbiano raggiunto il loro scopo primario: mettere al sicuro il business che veniva loro sottratto dal sistema della mediazione nel quale l’avvocato era considerato quasi un optional. «Non è vero — obietta Paolo Giuggioli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano — lo strumento aveva già fallito: a Milano su 4 mila mediazioni in un anno solo il 9% aveva portato a un accordo tra le parti e la media nazionale è del 14% con un enorme spreco di tempo e denaro». Sulla scia di questo concetto arriva anche l’intervento del Codacons che ha addirittura annunciato una class action «per tutti i cittadini che sono stati obbligati a fare ricorso all’istituto della media conciliazione, sopportando perciò enormi aggravi di spese e di tempo».
In tutta questa vicenda però c’è anche un aspetto strano: attualmente non c’è traccia di una sentenza della Corte costituzionale, esiste solo un comunicato stampa che informa delle intenzioni della Consulta. «Infatti la sentenza arriverà solo tra 20 o 30 giorni — afferma Leonardo D’Urso, co-fondatore della società di mediazione Adr Center —. Solo allora capiremo la reale portata della decisione, perché la sentenza potrebbe anche essere rafforzativa per la mediazione affermando la bontà del tentativo obbligatorio di mediazione e censurando solo il vizio di forma dell’eccesso di delega, richiedendo la necessità di un passaggio parlamentare». Sarebbe un clamoroso colpo di scena. L’ultimo di una lunga serie.

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