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Il vincolo esterno un aiuto prezioso

Forse questa è la volta buona. La riforma della giustizia è stata il nervo scoperto di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni. Ma i risultati finora sono stati modestissimi. Se da una parte sono chiarissimi gli obiettivi che bisognerebbe raggiungere (velocizzazione dei processi, prevedibilità e maggior qualità dei giudicati, argine allo strapotere delle correnti dei magistrati), dall’altra gli ostacoli che si sono frapposti sul cammino di un serio percorso riformista sono stati insuperabili: gli interessi politici in gioco, il veto posto dai giudici, e anche dagli avvocati, a qualsiasi timido tentativo di erosione del loro potere, la mancanza di risorse. Paradossalmente, gli effetti economici e sociali del Covid aprono ora spiragli di luce sulla possibile riuscita di un simile percorso. Per il semplice fatto che «l’Europa lo vuole», come si diceva qualche anno fa. Nel senso che la riforma della giustizia è uno dei vincoli più importanti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza): se non si raggiungeranno i risultati prefissati l’erogazione dei finanziamenti potrebbe essere bloccata, un prezzo che il Paese non si può permettere. L’importanza di questo vincolo europeo è tale che lo stesso capitolo del Pnrr che tratta della giustizia sembra disegnato sui desiderata dell’Unione europea, e il Piano è esplicito nell’ammettere questo rapporto di dipendenza, tanto da plasmare i propri obiettivi sulle richieste della Commissione europea, che, si legge, ha invitato «l’Italia ad aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile; a favorire la repressione della corruzione, anche attraverso una minore durata dei procedimenti penali; e a velocizzare i procedimenti di esecuzione forzata e di escussione delle garanzie». Una debolezza che, nelle mani di un esecutivo motivato, può però trasformarsi in un punto di forza quando si tratterà di affrontare le pressioni conservatrici dei magistrati, degli avvocati e di tutti gli interessi che ruotano intorno al pianeta giustizia.

Nel merito, il progetto riformista non si discosta molto dalle linee programmatiche, mai realizzate, dei precedenti governi, salvo che stavolta ci sono anche le risorse per un importante piano di rafforzamento degli organici, non solo della magistratura, ma soprattutto del personale ausiliario: si prevede l’assunzione in tempi rapidi di 16.500 laureati in legge con funzioni di supporto all’attività dei giudici e di oltre 5 mila tecnici per supportare la digitalizzazione del sistema.

Non mancano nemmeno alcune idee originali, come il meccanismo della c.d. vente privée (vendita diretta del bene pignorato da parte del debitore) che, con i necessari accorgimenti, può favorire una liquidazione virtuosa e rapida attraverso la collaborazione del debitore. Altro aspetto interessante, uno degli effetti dello scandalo Palamara, il tentativo di riformare il meccanismo di selezione e conferma dei dirigenti degli uffici giudiziari, dei giudici della Cassazione e dei componenti del Csm, tentando di sottrarlo al gioco delle correnti e di incardinarlo su percorsi legati al merito ed all’efficienza. Si prevede addirittura «la riduzione dei possibili passaggi di funzioni da incarichi giudicanti a quelli requirenti», cioè una larvata separazione delle carriere. Un miracolo.

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