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Vince l’effetto-Draghi: spread a 372

Le attese non sono andate deluse: il piano anti-spread della Bce c’è ed è pronto a funzionare, qualora gli stati ne chiederanno l’attivazione e rispetteranno le condizioni previste. E così, dopo una mattinata contrassegnata da qualche presa di profitto e un po’ di volatilità, le parole di Mario Draghi sulla presentazione del cosiddetto Omt (Outright monetary transaction) hanno fatto scattare un rally imponente su tutti mercati obbligazionari periferici, dall’Italia alla Spagna, passando per Portogallo, Irlanda e Grecia. Dunque: prezzi dei bond governativi in rialzo, giù i rendimenti, e operatori che iniziano a guardare in maniera più distesa tutta la curva dei rendimenti, e non solo la parte a breve.
Il rally dei titoli periferici
Insomma, ieri è stata una giornata di riscossa per tutti i Piigs. Lo spread tra i tassi dei BTp e dei Bund sulla scadenza decennale è sceso a 372 punti base, ai minimi da aprile, dai 404 di mercoledì. Un restringimento che è frutto ovviamente del raffreddamento del rendimento del titolo italiano, sceso dal 5,53% al 5,28%. Ma anche del coincidente rialzo del Bund, da 1,40% a 1,56%: conferma che il “bene rifugio” ora, alla luce del varo dello scudo, agli occhi degli investitori appare un investimento un po’ troppo costoso. Ma a beneficiare di questo appetito per il rischio sono stati anche gli altri titoli della periferia. Lo spread spagnolo è piombato da 512 a 448 punti base, con il saggio decennale a quota 6%, complice anche il buon andamento dell’asta iberica della mattinata. Stessa dinamica per il titolo portoghese (il cui tasso a 10 anni è sceso di 40 punti base), irlandese (al 3,76% dal 4,12% sui 5 anni), e persino greco, con spread in calo di 21 punti base.
Titoli italiani nel mirino
L’attenzione degli operatori, come era prevedibile, si è concentrata in particolare sulle brevi scadenze, quelle cioè comprese nel raggio d’azione del bazooka dell’Eurotower. Draghi ha confermato l’acquisto di bond per quantità illimitate entro la maturità dei tre anni. Ecco perchè, nonostante il rally già realizzato nelle settimane scorse (che ha permesso ai titoli a 1, 2 e 3 anni di dimezzare il loro rendimento dalla fine di luglio), i tassi italiani a 36 mesi sono scesi ulteriormente, arretrando di oltre 20 punti base, così come quelli a 24 mesi, scesi di 16 punti.
Chi ha comprato e perché
Ma chi ha comprato ieri? E perchè il mercato si è mosso al rialzo quando molti analisti si attendevano una corsa alle prese di beneficio? La spiegazione condivisa è che il capo dell’Eurotower ha fatto esattamente ciò che gli operatori si immaginavano, sulla base delle indiscrezioni del giorno precedente e delle indicazioni date lo scorso 2 agosto dallo stesso Draghi. «Gli operatori sono stati colpiti dalla coerenza del presidente della Bce e dalla sua capacità di superare le resistenze tedesche», spiega un operatore. Acquisti non limitati ex ante, sterilizzati completamente, che non prevedono che la Bce debba avere lo status di creditore privilegiato: tutto ciò ha convinto parte di chi era corto (ovvero al ribasso) sui titoli periferici, a smontare le posizioni e a rimanere alla finestra. Non basta, però. Draghi è andato anche oltre, allargando il collaterale e annunciando che il piano di acquisti potrà essere rivolto anche ai paesi già sotto aiuti, ma solo quando avranno nuovamente accesso ai mercati: ecco come si spiega l’apprezzamento dei titoli di Portogallo e Irlanda, paesi oggi sotto la tutela della Troika.
Di fronte a un piano difficilmente contestabile nel merito e nelle modalità, gli operatori rialzisti (tra cui molte banche, fondi domestici e alcuni investitori continentali) hanno “scalato” in avanti la curva dei rendimenti. Dopo aver cavalcato la corsa dei titoli a breve nei giorni scorsi, si sono insomma spostati in avanti in termini di scadenze. «Ci si alleggerisce di titoli a 3 o 6 mesi, il cui possibile margine di profitto è ridotto, per andare altrove dove i profitti potenziali sono più interessanti», spiega un gestore. Così si spiega ad esempio il fatto che i prezzi dei titoli a brevissimo termine, ovvero entro l’anno, siano rimasti sostanzialmente al palo. Al contrario si sono ridotti i tassi a 4 e a 5 anni: area, questa, molto interessante per gli investitori perchè più aggredibile. Basti pensare che lo spread 2-5 anni ieri è entrato in area 130 punti base, mentre alla fine di maggio aveva toccato un minimo di 80-85 punti base.
Cosa potrebbe accadere
E in prospettiva, cosa potrebbe accadere? È troppo presto per parlare di una dinamica di rientro degli investitori, sebbene ieri pomeriggio si segnalassero richieste di prezzi da parte di investitori americani. Vista la violenta reazione di ieri, non è da escludere che operatori fast money, come investment bank o hedge fund, cerchino nelle prossime sedute di smobilizzare e prendere profitto. La volatilità è insomma da mettere in conto. D’altra parte i real money, alla luce di un annuncio come quello di ieri che ha la forza (teorica) di piegare il mercato, potrebbero iniziare timidamente a rientrare, seppur gradualmente, sul debito periferico. Soprattutto sulle brevi scadenze. Per un gestore internazionale, del resto, sarà difficile giustificare il mancato investimento in un BoT italiano a sei mesi all’1,46% quando un Bund su pari scadenza rende lo 0,02%. Soprattutto ora che il rischio break-up dell’euro, almeno nel breve, pare quanto meno allentato.

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